Recensioni Spettacoli e Opere Teatrali
Tratto da una commedia di Éric Assous, autore, sceneggiatore e regista, autore di 80 pièces radiofoniche e di numerose opere teatrali, oltre che di sceneggiature per cinema e televisione. La vita va a gonfie vele per Séverine, direttrice di una grande casa editrice parigina, fino al giorno in cui ricompare improvvisamente elemosinando un impiego Jean-Pierre, il suo ex marito, che l’aveva abbandonata vent’anni prima per una giovane modella.
Il berretto a sonagli è una commedia, scritta da Pirandello nel 1916, che vede protagonisti la verità e la vergogna.
La verità, sacra ma profanata per amor dell’apparenza, è la massima ribellione della moglie del Cavalier Fiorica. La donna è disposta a lasciare il suo paese, la sua casa e la sua famiglia pur di poter vivere senza finzione.
La vergogna è il sentimento intorno a lei più diffuso, da sua madre alla donna di servizio: tutti provano vergogna nell’ammettere e nel veder riconosciuto pubblicamente ciò che tutti già conoscono, la relazione adultera che il Cavalier Fiorica intrattiene con la moglie del Ciampa.
La serata del 13 giugno al Teatro Parenti è andato in scena per la prima volta a Milano “Senza Parlare” un lavoro che nasce dalla raccolta di testimonianze di genitori con figli con disabilità che per patologie diverse non permette loro di parlare, pur avendo conoscenza del linguaggio e capacità intellettive per esprimere non solo bisogni primari, ma anche pensieri più elaborati.
Nella magia e nell’intimità del Teatro Studio Melato va in scena Matilde e il Tram per San Vittore.
Una storia che parla di donne, di mogli, di sorelle, di figlie, di madri. Siamo tra il 1943 e il 1945, quando iniziano i primi grandi scioperi che aprono una stagione di clandestinità, paura, deportazioni e dolore.
Arianna Scommegna, Debora Villa e Rossana Mola e raccontano la vita milanese in tempo di guerra.
Entri e il sipario è aperto.
Sul palco un campo di grano, una sedia, un cielo blu. In sala frinire di grilli, o cicale(?).Così, come entri e ti accomodi, già cominci ad entrare nel mondo, nel anima di Vincent.
Buio, stacco musicale un po’ violento, aggressivo, luce …ed eccolo Corrado D’Elia/Vincent seduto sulla sedia. E inizia il viaggio.
Viaggio nella vita di Vincent, ma anche viaggio nel suo animo, nelle sue emozioni, nel suo percorso nel arte, nei suoi quadri che sono tappe della sua vita.
Spettacolo originale e particolare nato per caso da un’amicizia scoccata tramite conoscenze ed amicizie comuni tra il pianista Ramin Bahrani (di origini iraniane, emigrato in Italia a causa delle vicende politiche del suo paese, diplomatosi qui a Milano, vive ora a Stoccarda, grande appassionato della musica di Bach) e Gioele Dix, attore e comico ben noto.
Il testo e le dinamiche tra i personaggi sono quelle del testo classico di Čechov, ambientato però in un imprecisato paese del centro/sud Italia devastato dal terremoto, dove nei dialoghi in alcuni momenti vengono inseriti riferimenti precisi alle realtà attuali (riferimenti a ecoscandali italiani come le terre del fuoco, come la Tav, l’Ilva…).
Un giovane (trentacinquenne?!) Massimo (Nicolas Vaporidis), si fa ricoverare per farsi ricostruire un legamento del ginocchio, per poter tornare a giocare a pallone.
In stanza con lui Luigi (Antonio Catania) un lungodegente allettato che ormai conosce tutto di tutti, che cerca in tutti i modi di presentare i “contro” di un’operazione, quasi a convincerlo che è meglio rinunciare e farsi dimettere.
Simone Cristicchi cerca di tracciare una via, un manuale per volare.
Un argomento evidentemente molto caro a Cristicchi, vi ricordate la canzone con la quale già anni fa toccò i cuori e gli animi di molti italiani, “Ti regalerò una rosa”?
Già li il protagonista Antonio terminava con un volo e l’affermazione “ora Antonio sa volare!”




















