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Decameron – una storia vera. Una nuova peste, un vecchio/nuovo modo per esorcizzarla. La nostra recensione e l’intervista a Stefano Cordella

Decameron – una storia vera. Una nuova peste, un vecchio/nuovo modo per esorcizzarla. La nostra recensione e l’intervista a Stefano Cordella

Decameron -una storia vera!

Decameron – una storia vera al Teatro Litta dal 23 giugno e 10 luglio 2021.

Manifatture Teatri Milanesi, dopo aver offerto spazi a diversi spettacoli che in qualche modo parlavano del bisogno di muoversi e di entrare in contatto e di cui un po’ vi abbiamo raccontato, porta in scena Decameron – una storia vera, una sua produzione che aveva preso le prime mosse poco prima che iniziasse il lockdown e che, in seguito appunto alle restrizioni imposte dalla pandemia, ha portato alla nascita di uno spettacolo un po’ mutato rispetto alla fase iniziale.

In questo anno e mezzo di distanziamento, di niente contatti, di chiusura, Stefano Cordella confrontandosi e collaborando con un gruppo di attori e allo stesso tempo autori, mette a punto questa forma moderna di Decamerone.

La trama di “Decameron – una storia vera”

Come spesso accade lo spettacolo inizia dalla fine.

I sei amici/attori in scena si ritrovano in attesa che il countdown giunga al termine e si chiudano questi dieci giorni in cui hanno deciso di isolarsi da tutto il resto del mondo in attesa di una fine? o forse per salvarsi da qualche cosa? o per dar vita a qualche cosa di nuovo, di rivoluzionario?

Decameron una storia vera - uno dei dieci quadri
Una scena di Decameron – una storia vera – come affrontare l’estinzione!

In attesa di arrivare allo 0 si ripercorrono i diversi momenti: 10 parole, 10 quadri, ognuno di loro tocca un aspetto della loro vita, un rapporto con una realtà contemporanea, una loro fatica o dubbio o relazione difficile.

Comune denominatore di queste dieci “novelle” è la presenza costante e talora invasiva della tecnologia, della ripresa continua, della visibilità.

Abbiamo così un quadro dedicato alla parola INTRATTENIMENTO, dove si mettono a nudo gli spettacoli sempre più invadenti di varietà, di cosiddetta vita vera, che infieriscono su ospiti improbabili tutto a vantaggio dei fatui e vuoti conduttori-intrattenitori.
Abbiamo la parola CONTATTO dove si fonde il bisogno e contemporaneamente la paura del contatto umano, del rapporto personale.
E ancora il CONTROLLO, un momento intimo ed insieme esilarante di una donna in una toilette pubblica, alla ricerca di solitudine, che si trova a dialogare con la voce elettronica del controllo della Toilette (una sorta di Alexa dei bagni pubblici).

Controllo uno dei quadri di Decameron
Silvia Valsesia nel quadro Controllo di “Decameron una storia vera”.

Altri più criptici od angoscianti come per esempio PREGHIERA dove abbiamo il rinvenimento di device (come si dice oggi) per ascoltare le registrazioni.
Infine l’ultimo è NOSTALGIA le giornate sono terminate, tutti tornano alle proprie vite.
Torneranno ad incontrarsi? E’ possibile tornare ad una vita identica a prima o qualcosa è cambiato in modo definitivo? Rimane solo il ricordo?

Il cast di Decameron – una storia vera

Stefano Cordella progetto e regia; Filippo Renda drammaturgia.

Woody Neri, Alice Redini, Filippo Renda, Daniele Turconi, Nicolò Valandro, Silvia Valsesia, sono attori e nello stesso tempo co-autori.

Ognuno di loro ha messo in questa realizzazione un pezzo di loro, un momento della loro vita.
Una bella varietà di toni, ora umoristici, ora quasi drammatici, ora rassegnati o nostalgici; forse mancava un po’ la speranza.

Intervista a Stefano Cordella

Come è stato essere “tra gli eletti”che potevano lavorare-provare quanto tutti eravamo reclusi?
E’ stato un privilegio sicuramente e allo stesso tempo ci ha dato un senso di grande responsabilità e gratitudine che chi ha fatto chiedere: ” Che cosa possiamo portare di nostro ma che possa diventare universale in questo periodo?”
Ci siamo confrontati su un testo come il Decameron che mai come oggi è di grande attualità e questo ha una doppia valenza che comprende anche un grande rischio.

Come vi è venuto alla mente di attingere al Decameron?
La verità è che noi come Mtm Trento Spettacoli con la collaborazione di Filippo Renga, che è il drammaturgo, avevamo pensato di lavorare sul Decameron prima della pandemia, era un progetto già partito ma con un obiettivo diverso, volevamo lavorare più sul tema dell’amore e le ossessioni/derive che può prendere la questione amorosa.
E’ uscito un bando e quindi dovevamo proseguire con il tutto e, quando c’è stato il Covid… il progetto ha preso tutta un’altra direzione.

Anche durante le audizioni avete lasciato la possibilità di proporsi e raccontarsi realmente…
Si, la formazione del cast per me è parte integrante dello spettacolo. La fortuna di lavorare in questo periodo mi ha fatto domandare qual è il senso del Decameron per noi. Dato che ho avuto la possibilità di lavorare su un piano artistico in un periodo così difficile, ho voluto sfruttarla mettendo insieme mondi artistici diversi.
Ho chiamato persone provenienti da mondi e linguaggi artistici differenti e tutti e sei gli attori in scena hanno un loro percorso autorale alle spalle, un gusto, uno stile.

Con questo spettacolo vengono alla luce due domande molto importanti per tutti noi: cosa abbiamo paura di perdere e cosa vorremo lasciare prima di una fine. Cosa ti è rimasto di più seguendo questo progetto relativamente al concetto di “perdita”?
Mi è sicuramente rimasta una sensazione quasi di liberazione andando incontro alla fine, forse perché il periodo Covid era ed è una fine che non arriva mai e quindi il liberare e lasciare degli oggetti, delle ansie, delle frustrazioni è stato davvero importante.

Si parla anche di un occhio giudicante che da una parte è quello di Dio e dall’altro quello delle telecamere.
Si questo è lo spostamento più netto che abbiamo fatto rispetto al Decameron originale. Filippo, dopo aver preso il materiale di tutti gli autori, si è reso conto, nella scrittura della drammaturgia finale, che ciò che legava la maggior parte delle storie era quest’occhio della telecamera che agiva come controllo e anche come forma di contatto. La telecamera ha un ambivalenza: tenera e pericolosa allo stesso tempo, rischia di essere meno decifrabile dell’occhio di un Dio.
La telecamera è presente in quai tutti i quadri dello spettacolo.

Cos’e la cosa che più ti rimarrà da questo spettacolo che è nato in un periodo storico così difficile?
Il primo periodo di prove che è stata un esperienza a più livelli. Era la prima volta che mi rivedevo con delle persone a parlare di altro che non fosse il Covid e il concedere ad ognuno di noi di avere uno spazio di libertà, ognuno era re di una giornata, ha creato una sensazione di libertà creativa-artistica e relazionale inspiegabile.
La sensazione di condivisione in un momento così terribile è stato qualcosa di folgorante.

Momenti da “Decameron – una storia vera”

Biglietti e informazioni per DECAMERON – Un’ora di niente

Posto unico € 12,00 – Diritto di prevendita € 1,80
biglietteria@mtmteatro.it
Tel. 02-86454545

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Una card libera su 3 spettacoli a scelta –  valida su tutte le sale di MTM


La nostra recensione


Pro

Un po' complesso seguire tutti i fili che si hanno in mano, ma alla fine si rivela affascinante.

Diverse situazioni in cui appare il contrasto tra il bisogno di apparire e l'estrema solitudine. La mancanza di contenuto se l'altro non ti ammira.

Uno spettacolo che ti lascia con delle domande: potremo ritornare a come era prima? Sarà comunque diverso?

Contro
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