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“MEDEA, UNA STREGA” in prima nazionale al Litta di Milano. Intervista a Filippo Renda.
Scuro Chiaro

“MEDEA, UNA STREGA” in prima nazionale al Litta di Milano. Intervista a Filippo Renda.

Medea, Una Strega

Il momento del teatro vorrei ci aiutasse a farci uscire dalla dimensione della singolarità per sentirci parte di un tutto, di una comunità.

Filippo Renda

Medea, Una Strega” in prima nazionale al Teatro Litta di Milano fino al 12 marzo 2023.

Medea è una tra le più appassionanti e drammatiche tragedie di Euripide, tradotta, reinterpretata e riadattata in moltissime versioni diverse, adesso al Teatro Litta in un rilettura di Filippo Renda.

Questo lavoro sul testo di Euripide desidera mettere in scena il rapporto e il sistema di umiliazioni e violenze che una società conservatrice e verticale costruisce ai danni di una diversa o di un diverso, soprattutto quando la diversità introdotta da essa o da esso risulti potenzialmente sovversiva. 

Ecco allora la necessità e il desiderio di raccontare la parabola di Medea, outsider, sovversiva e trascinata in un mondo che, avendone paura (giustamente), trova come unica cura alla propria angoscia la mortificazione prima, e la deportazione dopo della donna definita da tutte e tutti strega. 

La sinossi dello spettacolo

Medea, nell’immaginario collettivo, è colei che ha ucciso i propri figli. È la straniera che, non compresa, è costretta a un gesto estremo, contronatura.

La sua rivoluzione verrà ripresa da tutte quelle donne che decideranno di non concedere il proprio corpo al sistema patriarcale trasformando sé stesse in un campo da arare e che per moltissimi secoli verranno chiamate streghe, torturate e brutalmente uccise. 

Medea Una Strega
Medea, una Strega in scena al Teatro Litta di Milano

Medea, una strega” è una liturgia nella quale gli artisti sono medium in grado di rievocare, attraverso il rito, una tradizione antica più di tre millenni, fissata nel logos in una delle sue varianti da Euripide nel 431 a.C.; è un processo simbolico nel quale il desiderio principale di chi occupa la scena è quello di creare legami col pubblico dell’oggi attraverso pratiche e racconti antichi; è un’opera di abolizione rituale del Logos e di liberazione del Mythos.

Quattro chiacchiere con Filippo Renda, regista e non solo di “Medea, Una Strega”.

Affronti un personaggio davvero impegnativo con Medea, ma è molto interessante il fatto che la “fai quasi tua” per farti una domanda su te stesso come artista
Questo è un momento di grandi interrogativi e quesiti ma di poca ricerca di risposte. Sto cercando di dare una dimensione al teatro che vorrei proporre, che desidera fuoriuscire dal concetto di performance.
Non vorrei più pensare alla sala teatrale divisa tra chi guarda e chi è guardato e dove quest’ultimo deve essere super efficiente nella prestazione dimostrando di essere all’altezza.
Mi piacerebbe costruire un rapporto più rituale, più religioso, direi sacro in un percorso ovviamente da fare con calma costruendo legami tra chi è sul palco e chi sta in platea.
Vorrei si provasse l’emozione, un accadimento che ci coinvolga tutti attraverso sensazioni, attraverso anche processi razionali e logici.
Ovviamente questo non è un percorso volitivo perché dipende dal feedback che il pubblico mi darà in questo periodo.

Questa tua Medea viaggia molto anche nel concetto di “Mistero”. Come canalizzi questo con la voglia di apertura di cui ci hai parlato?
Il Mistero è il motore, è ciò che noi non conosciamo, che ci fa anche un po’ paura ma che ci attira. Questo per me è l’accadimento teatrale.
Noi non vogliamo risolvere gli spettacoli, non vogliamo interpretare gli spettacoli, desideriamo essere artisti e creare la possibilità che qualcosa accada.

Tu dici anche che l’artista outsider non esiste più. Secondo te quindi per esserlo bisognerebbe non viversi artisti?
Sì, ed è il motivo che fin da ragazzino mi ha attirato al mondo del teatro, considerandolo un luogo dove non mi dovevo sentire “adeguato” e in cui il fine non fosse per forza essere accettato dal società ma il poter essere diverso ed essere anche una “piccola sovversione” nella mia diversità senza essere ingoiato dal mercato, cosa purtroppo che oggi accade spessissimo.
Lo vediamo nella musica, nel cinema, dove qualsiasi sovversione diventa subito un trend che però fa si che ognuno di noi diventi “uno scontrino, una fattura”.
A parer mio invece l’artista deve rinunciare ad aver paura di fallire stando in uno stato di ebrezza, di trans … con modestia ovviamente.

Questa tua concezione di teatro come forma di grande libertà potrebbe essere anche un modo di abbattere per molti artisti la paura dell’esibizione, del giudizio…
Sì, esatto. Io ho la fortuna di insegnare e una cosa che dico sempre è che qualsiasi attore anche dopo una lunga carriera ha sempre “paura” di andare in scena domandandosi sempre “ma chi me lo fa fare?”.
A questo punto bisogna decidere che rapporto avere con la paura: c’è chi cerca di sconfiggerla, che chi cerca di farla diventare catartica.
Io invece consiglio di stare nella paura, nell’ebrezza, nella vertigine.

Medea, Una Strega
Medea, outsider e sovversiva.

Questo tuo modo di approcciare il teatro fa si che tu possa approcciare a Medea senza il timore dello scontro con i giganti che ti hanno preceduto?
Sì, non desideriamo fare nessuna partita, vogliamo “metterci in gioco” senza nessuna competizione. Siamo esposti, lo spettacolo è pieno di fragilità che noi mostriamo al pubblico cercando di non giustificarci per questo ma per cercare di costruire un percorso emotivo comune. Non è uno spettacolo che cerca l’applauso della promozione. Non vogliamo essere “certificati” artisti, noi siamo artisti lo siamo nati e lo siamo nel bene e nel male.

Pensando ai giovani a cui uno spettacolo come Medea potrebbe “terrorizzare” pesandolo la cosiddetta mattonata, come si potrebbe arrivare a loro per portarli a teatro?
Questo spettacolo inizia con una sessione di musica Techno e quindi… chi più di un giovane può trovare cosi la giusta estasi quella senza la C.

Il cast di “Medea, Una Strega”

In scena: Salvatore Aronica, Gaia Carmagnani, Filippo Renda, Sarah Short, Alice Spisa
Riscrittura e Regia: Filippo Renda
Scene e Costumi: Eleonora Rossi 
Direzione Tecnica, Luci, Suono: Fulvio Melli 
Assistenti alla Regia: Gaia Barili, Gloria Ghezzi 
Direzione di produzione: Elisa Mondadori 

Produzione MTMManifatture Teatrali Milanesi 

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Azzena- Cover

Elaborazione dei costumi realizzati dal Corso di sartoria teatrale dell’Accademia Teatro alla Scala

Inserito nel Progetto Cura con il contributo di Fondazione Cariplo 

Info e biglietti

Teatro Litta: da martedìì a sabato ore 20.30 – domenica ore 16.30 

intero 25,00€ – convenzioni 20,00€, ridotto Arcobaleno (per chi porta in cassa un oggetto arcobaleno) 20,00€, Under 30 e Over 65 – 15,00€, ridotto bicicletta € 15,00; scuole di teatro e Università 15,00€, ridotto DVA 12,00€, scuole MTM, Paolo Grassi, Piccolo Teatro 10,00€, tagliando Esselunga di colore ROSSO, prevendita 1,80

Durata dello spettacolo: 120 minuti
Spettacolo inserito in Invito a Teatro – tagliando MTM

Info e prenotazioni biglietteria@mtmteatro.it – 02.86.45.45.45
Scarica l’App di MTM Teatro e acquista con un clic

Abbonamenti: MTM La cura e l’artificio, MTM La cura e l’artificio Over 65, MTM Carta Regalo x2, MTM Carta Regalo x4
Biglietti e abbonamenti sono acquistabili sul sito www.mtmteatro.it e sul sito e punti vendita vivaticket.it. I biglietti prenotati vanno ritirati nei giorni precedenti negli orari di prevendita e la domenica a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.

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