Teatro e Musical
Dopo lo strepitoso successo della scorsa stagione …Il TEATRO NUOVO DI MILANO è pronto a far tornare il suo Kinky a Milano.
Dal 29 novembre al 12 Gennaio ritorna sul palco dello storico teatro di Piazza San Babila uno dei Musical più amati di Broadway e del West End di Londra e vincitore di tutti i maggiori premi Best Musical.
Diretto da Claudio Insegno lo spettacolo, vera celebrazione dell’amicizia, dell’integrazione e della felicità, vede in scena Marco Stabile e Stan Believe rispettivamente nei ruoli Charlie Price e Lola/Simon, riconfermati anche quest’anno. Le musiche e le liriche sono di Cyndi Lauper e il libretto è firmato da Harvey Fierstein.
È atterrato il 21 novembre al teatro della Luna lo spettacolo “School of rock”, commedia musicale di Richard Linklater che vede come protagonista Jack black, trasformato in musical da Julian Fellowes approdato a Broadway nel 2015 e arrivato in Italia grazie al riadattamento di Massimo Romeo Piaparo.
Se sentendo il titolo Barbablù, pensate alle fiabe e ad uno spettacolo per bambini, avete sbagliato indirizzo! Barbablù è una favola antica, ma profondamente attuale, che tragicamente richiama fatti odierni di cronaca nera.E’ un monologo che racconta la storia del cattivo per eccellenza. E’ lui stesso, Barbablù che si racconta, racconta i suoi sette amori vissuti, sette donne, sette vite, sette fiori (perché ognuna di loro porta il nome di un fiore) del prato della vita che egli distrugge, uccide, fino all’ultima, l’unica per cui vale la pena fermarsi.
Dal 27 novembre al 22 dicembre, al Piccolo Teatro Grassi, va in scena Il nipote di Wittgenstein, difficile e impegnativa prova d’attore di Umberto Orsini, protagonista assoluto, che torna a confrontarsi con uno dei suoi cavalli di battaglia, un testo di Thomas Bernhard.
Umberto Orsini è la proiezione letteraria di Thomas Bernhard, intento a raffigurare se stesso mentre racconta a un’ascoltatrice silenziosa (Elisabetta Piccolomini) la storia di un’amicizia singolare, di un rapporto tra due pazzi: il primo è lo stesso autore, che ha saputo dominare la propria pazzia, il secondo è Paul Wittgenstein, dominato dalla follia e morto in manicomio, nipote metà reale e metà immaginario del noto filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein. Considerato uno dei più bei romanzi dell’autore austriaco è una sorta di “concentrato” dei temi di Bernhard, il suo testo più “intimo”, come sottolinea il regista, Patrick Guinand. In esso, infatti, si affronta nel modo più diretto il tema dei sentimenti, che compare di rado nella sua opera, il punto più vicino alla parola di Bernhard stesso, alla sua voce d’uomo, quella dell’autobiografia, che ci conduce nella sua casa-fortezza di campagna e nel suo universo letterario.
Esordisce sul palco del Martinitt il testo vincitore dell’edizione 2018 del concorso per giovani penne “Una commedia in cerca d’autori®”. Una riflessione profonda sull’amore in ogni sua sfaccettatura, compreso il complicato rapporto genitori-figli. Pensieri e aspirazioni, timori e fantasmi nell’esistenza malinconica, ma ancora carica di speranza di un uomo rimasto solo, ma non troppo. Al centro della scena, Ludovico Fremont (ex Cesaroni). In locandina dal 28 novembre al 15 dicembre.
Mangiamo e parliamo con lo stesso organo. Cibo e parole convivono nella nostra bocca e si nutrono a vicenda. Per questo l’atto di mangiare rappresenta uno degli aspetti più evidentemente culturali nell’uomo. Ho raccolto pagine memorabili di Cervantes, Proust, Vicent, Montanari, Scarpellini, Montalbàn, Fernando de Rojas: pagine che parlano di cibo, di fame, di nutrimento, di ritualità… le ho messe assieme a tante ricette e le ho sparpagliate sulla tavola da pranzo. Così è nata questa letteratura ai fornelli, una sorta di fumetto a parole sulla storia dell’alimentazione: due pentole, un tavolo lungo, dei commensali, testi e riflessioni sull’atto di mangiare. Si cucina, si racconta, si mangia. Perché col cibo non si gioca, ma ci si può divertire».
Abbiamo parlato per anni di ‘allargamento a Est dell’Europa’ e ancora oggi sappiamo poco o nulla della storia dei Paesi che stavano un tempo al di là della “Cortina di ferro”. Eppure, quei Paesi erano un vero cuore pulsante dell’Europa pre-bellica. Paolo Colombo racconta qui la storia della Romania soffocata dalla dittatura del socialismo reale. È la storia, che ancora oggi pare incredibile, del “lato oscuro” della politica: fatto di sopraffazione, arbitrio, meschina ricerca del potere, incapacità, arroganza e mistificazione.
Dal 26 novembre all’8 dicembre in scena sul palco del Teatro San Babila di Milano lo spettacolo Non sparate sulla mamma di Carlo Terron. Un piccolo gioiello di drammaturgia scritto negli anni ’60 ma modernissimo per i temi trattati, in una sequenza continua di battute esilaranti. Una piece d´ironia colta e mai gratuita, che offre l’occasione per riscoprire il genio comico di Carlo Terron, un autore “post-pirandelliano” oggi poco rappresentato.
Con Il berretto a sonagli allestito nel 2015, Malosti ha affrontato per la prima volta Pirandello, confrontandosi con uno dei testi più popolari del grande drammaturgo siciliano, cercando di strapparlo allo stereotipo e tentando di restituire la forza eversiva originaria di quei “corpi in rivolta” posti al centro della scena, che è anche labirinto: una feroce macchina/trappola.
Da ieri, giovedì 21 novembre, alla Fabbrica del Vapore Willy Wonka, Charlie e Buckett e i protagonisti di Charlie e La Fabbrica di Cioccolato sono pronti ad intrattenere il pubblico fino ad aprile.Cominciamo proprio da Willy Wonka: Christian Ginepro è strepitoso nei panni del magico cioccolataio. Rende alla perfezione le mille sfumature di Willy Wonka che si svela essere un uomo fragile e dal grande cuore dietro al cinismo e all’ironia che apparentemente lo contraddistinguono. Un vero show-man, o meglio candy-man, che sa coinvolgere il pubblico senza difficoltà divertendolo e commuovendolo.
Giovedì 21 novembre, alla Serra del Sole di Matera, debutta Mangiafoco (replica venerdì 22 novembre), per proseguire a Milano, al Teatro Studio Melato, con un mese di recite, da giovedì 28 novembre a domenica 22 dicembre.
Dopo Il teatro comico, Roberto Latini torna a firmare una regia per il Piccolo Teatro. Mangiafoco è prodotto dal Piccolo con Compagnia Lombardi – Tiezzi e Fondazione Matera Basilicata 2019, in collaborazione con Consorzio Teatri Uniti di Basilicata, nell’ambito del progetto di Matera Capitale Europea della Cultura 2019 “Topoi. Teatro e Nuovi Miti”.
Dopo Goldoni, continua con Collodi la riflessione-conversazione di Roberto Latini sul teatro nel teatro, senza allontanarsi mai troppo dalla maniera pirandelliana. Mangiafoco, quindi, più di Pinocchio; l’interruzione di uno spettacolo più dello spettacolo stesso: questa la sospensione di tempo e azione, nella quale agiscono ed esplorano gli attori, gli stessi del Teatro comico. Il regista sceglie, di Collodi e della sua opera più famosa, che definisce un «manuale di italianità», i capitoli in cui Pinocchio, incuriosito dal Gran Teatro dei Burattini, vende l’abbecedario che tanti sacrifici era costato a Geppetto, per comprare il biglietto ed entrare a vedere lo spettacolo.
Gentili spettatori, buonasera. E benvenuti a un nuovo episodio di “Lie Detector”, l’unico format in cui siete voi a decidere sulla sorte dei nostri ospiti.
Qualche occhio attento avrà notato che abbiamo cambiato location, infatti oggi ci troviamo a Milano, nella storica sala del teatro Litta. Scommetto che per molti di voi è la prima volta in un teatro. Tranquilli: anche per me…
Cosa è vero e cosa è falso? Come distinguere ciò che è vero da ciò che è falso? E non è forse vero che c’è sempre un po’ di falso anche nella verità? Perché la verità specchiata non esiste o meglio esiste dentro di noi.
Al Piccolo Teatro Studio Melato, dal 20 al 23 novembre, Camelia Ghazali e la sua compagnia, Praxis Theater Group, raccontano, con I’m a woman. Do you hear me?, una storia personale e collettiva, un’indagine sul femminile, che muove dalla società iraniana contemporanea per affrontare tematiche universali sull’affermazione dell’identità delle donne e sulla loro difficoltà nell’acquisire un ruolo.
Alice affronta avventure, incontri e paradossi di un mondo in cui non valgono le leggi della fisica: si può cadere all’infinito restando fermi, si possono assaggiare pozioni e funghi magici che provocano curiose trasformazioni, si possono scoprire giochi di parole e mettere in dubbio tutte le regole predefinite. Alice vive insieme al pubblico, anzi grazie all’aiuto e ai consigli degli spettatori, un incredibile sogno teatrale, giocoso ed emozionante, pieno di immagini sorprendenti.
La musica come ragione di vita, un adulto un po’ stravagante e visionario che trascina una classe di ragazzi a diventare una rock-band di successo; il rock che diventa strumento per liberarsi e conquistare insieme il proprio ruolo: arriva finalmente a Milano (Teatro della Luna dal 21 novembre all’8 dicembre) il nuovo tour di “School of Rock” il celebre musical che Andrew Lloyd Webber ha tratto dal film di Richard Linklater del 2003, in Italia grazie a Massimo Romeo Piparo che ne ha curato la Regia e l’adattamento. (Liriche di Glenn Slater, Testo di Julian Fellowes).
Versatile protagonista, e vincitore quest’anno del Premio Internazionale Flaiano proprio per questa sua interpretazione, è Lillo, alias Pasquale Petrolo, nel ruolo di Dewey Finn (nel film aveva il volto di Jack Black), il chitarrista irriverente che trasforma i suoi allievi in una energica e scatenata rock band: “Sono felice di interpretare questo Musical, School of Rock fa parte di quei pochissimi film che rivedo ciclicamente. E’ una commedia meravigliosa, superdivertente, ricca di buona musica e di messaggi importanti. E poi Jack Black è esattamente il tipo di attore comico che tento di essere, molto fisico e con quella dose di infantilismo che io stesso amo tirar fuori tutte le volte che vado in scena”
Se si parla di Don Chisciotte, tutti noi abbiamo una serie di immagini che ci vengono alla mente: un povero pazzo, illuso, innamorato della cavalleria che confonde immagini quotidiane con mostri ed avversari immaginari. Ecco questo Donchisci@tte, lo dice già quella @ al posto della O non è il Don Chisciotte dell’immaginario comune, non è neanche una semplice trasposizione nella realtà attuale moderna, ma è una riscrittura.
Una commedia, una danza, un gioco, una festa, questo è HO PERSO IL FILO. In scena un’Angela Finocchiaro inedita, che si mette alla prova in modo sorprendente con linguaggi espressivi mai affrontati prima, per raccontarci con la sua stralunata comicità e ironia un’avventura straordinaria, emozionante e divertente al tempo stesso: quella di un’eroina pasticciona e anticonvenzionale che parte per un viaggio, si perde, tentenna ma poi combatte fino all’ultimo il suo spaventoso Minotauro.
Due figlie, tre valigie, con la regia di Marco Vaccari (anche attore e direttore del Teatro San Babila), è tratta dalla pièce teatrale di Claude Magnier che Marco Vaccari ha messo in scena con laCompagnia Teatro San Babila in maniera alternativa rispetto alle versioni cinematografiche del 1967 e del 1991.
Se i due film sono infatti definiti dalla naturalezza tipica del cinema, Marco Vaccari ha voluto caratterizzare con esagerazione i diversi personaggi rendendoli quasi delle maschere. Inoltre è stato aggiunto un prologo comico che introduce lo spettatore alla trama.











