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Beata Gioventù – La nostra recensione

Beata Gioventù – La nostra recensione

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Beata gioventù – Comunicazione tra genitori e figli

  • PRESENTAZIONE
  • LO SPETTACOLO
  • IL CAST
  • CONCLUSIONI
PRESENTAZIONE

Il dialogo, la comunicazione tra genitori e figli nell’età dell’adolescenza è da sempre uno scoglio difficile da superare senza scontrarsi. Non c’è un manuale d’istruzione su come crescere i figli, c’è quell’amore

“che ti pizzica il cuore”,

ci sono le preoccupazioni, tante e di ogni genere.

Gli adulti dimenticano come è stata quell’età, come si sentivano.

I figli non possono credere che i genitori siano mai stati come loro, abbiano avuto le stesse paure, le stesse incertezze e confusioni.

E così si tratta di trovare un linguaggio comune, un punto d’incontro, un ponte per venirsi incontro.

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LO SPETTACOLO

Giovanni, padre di Nicole, seduto su una sedia di plastica nera è in attesa; capiamo abbastanza rapidamente che il luogo dove è in attesa Giovanni e la sala d’attesa di un Pronto Soccorso.

Dopo una delle solite discussioni tra padre e figlia, questa è uscita di fretta ed arrabbiata, con il motorino e ha avuto un incidente.

E’ così in questa lunga, solitaria ed angosciosa attesa Giovanni cerca di ricostruire i momenti della loro convivenza, da vita ad un dialogo a distanza tra lui e sua figlia.

Lui un classico impiegato di mezz’età che cerca di parlare con la figlia, sbagliando sempre i tempi e le parole, lei una quindicenne irrequieta che racconta la sua vita registrando video dalla sua camera.

A tratti siamo nella camera di Nicole, dove uno schermo sostituisce la parete, dove vediamo in tempo reale i video che la ragazza registra; dove vediamo momenti della vita a due di questo padre e figlia, ricordati da Giovanni; a tratti siamo nel corridoio dell’ospedale dove Giovanni aspetta, dove ricordando, si rimprovera e rimpiange momenti occasioni d’incontro che non ha saputo cogliere.

Riscoprendo come si sentiva quando aveva l’età di sua figlia, ripensando ai sogni di quell’età, alle paure ai sensi d’inadeguatezza.

Ricordando quel viaggio che ognuno di noi ha fatto per diventare adulto è possibile trovare le parole, i gesti per entrare in contatto con i figli.

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CAST

Giovanni, il padre: Andrea Robbiano, attore che nasce e cresce nella scuola di Quelli di Grock, è un credibilissimo padre, con giuste dosi di pedanteria, e luoghi comuni e scintille di ricordi di adolescenze passate. Giusta misura tra l’insofferezza di un adulto un po’stanco e l’amore silenzioso e preoccupato del padre, tra impaccio e timidezza e saggezza.

Nicole, la figlia: Claudia Veronesi, giovane e di grande talento. Un’adolescente, irruente, irrequieta, amante della verità, della chiarezza. Alla ricerca della sincerità, di rapporti diretti e sinceri.

LA REGIA

Regista: Valeria Cavalli, Claudio Intropido
Autore: Valeria Cavalli

Valeria Cavalli è l’autrice, nonché la regista, insieme a Claudio Intropido, di questo testo.
Entrambi da anni responsabili in varie vesti (di insegnanti, registi e autori), della Cooperativa e della Compagnia di Quelli di Grock.

Un lavoro interessante in grado di darci il punto di osservazione sia dell’adulto genitore che del figlio adolescente.
Interessante confronto di come entrambi, padre e e figlia, cerchino di parlarsi attraverso mediatori, i video registrati per la figlia e i libri regalati con dedica il padre.

CONCLUSIONE

Uno spettacolo che offre, pur facendo sorridere spesso, più spunti di riflessione.
L’urgenza del bisogno di comunicazione tra genitori e figli; la necessità di dedicare tempo ed energie ai rapporti umani.
Il punto di origine, spesso usato, di un imprevisto nella routine quotidiana, che ti costringe a fermarti e a rivedere i passi, i momenti della tua quotidianità, per comprendere che non si può rimandare o delegare, ma bisogna fermarsi, per lo meno soffermarsi, per comprendere e vivere l’attimo per attimo, perché non tornerà indietro.
E se qui, il lieto fine, c’è, e Giovanni e Nicole avranno una seconda occasione per incontrarsi e comprendersi, non sempre questo accade.

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