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BRACCO DI GRACI: “Non ho mai cercato il successo”. “L’uomo che vedi” è il suo nuovo singolo. Intervista esclusiva. 
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BRACCO DI GRACI: “Non ho mai cercato il successo”. “L’uomo che vedi” è il suo nuovo singolo. Intervista esclusiva. 

Bracco Di Graci

L’uomo che vedi è un uomo uscito dal disincanto che ha capito che nella vita spesso nulla accade per caso.

Bracco di Graci

Bracco di Graci torna con un nuovo singolo dal titolo “L’UOMO CHE VEDI”.

Di cosa parla “L’uomo che vedi” di Bracco di Graci

L’Uomo che vedi” è un brano che racconta la storia di un uomo che ha preso coscienza, che cerca la radice delle cose e non si sofferma all’apparenza. Quest’uomo guarda in faccia la realtà senza ipocrisie, la sua fede è un punto fermo, non influenzabile, ed è alla continua ricerca della verità, vorrebbe un mondo migliore. Lo cerca, ci spera, non vuole arrendersi all’idea che siamo solo ciccia da contare e che la vita non cambi piùcome cantava Lucio Dalla in una canzone del 1983.

La cover di "L'uomo che vedi" di Bracco Di Graci
La cover del nuovo singolo di Bracco Di Graci.

Conosciamo meglio Bracco Di Graci.

Per conoscere meglio questo cantautore che ha collaborato con grandi artisti della musica italiana tra cui Lucio Dalla e Gianni Morandi, clicca qui.

Quattro chiacchiere con Bracco Di Graci.

Bentornato, e la prima cosa che ti voglio dire è che sono felicissima di questo tuo ritorno che è sicuramente legato alla voglia di far musica piuttosto che la ricerca di visualizzazioni…
Assolutamente sì, anche perché non sono assolutamente un esperto social! Resta il fatto che sono l’unico modo che al momento abbiamo per comunicare e quindi vanno usati con intelligenza.

Venendo al tuo nuovo singolo “L’ uomo che vedi” in realtà… sei tu?
Certo perché anche io come tanti altri sono sottoposto alle fatiche giornaliere, costretti a scontrarci con le problematiche che sembrano create appositamente per complicarci la vita.
Ho 40 anni di lavoro sulle spalle e quindi immagina tu…

Tu però metti in musica non solo il concetto di disincanto ma anche il pensiero che nulla accade per caso, e quindi forse il tuo, ora, ritorno non è casuale.
Io ho sempre avuto l’abitudine di scrivere quando ho qualcosa da dire o penso che ci sia qualcosa da dire. Quindi le canzoni che fanno parte dell’ Album di 11 inediti, le avevo dentro da diverso tempo e sono emerse proprio in questo periodo un po’ per una congiuntura.
Ho incontrato un produttore straordinario che si chiama Giordano Mazzi che ha reso questo progetto realtà, io da solo non l’avrei potuto fare.

Hai fatto anche il video clip di questo brano in Romagna, facendo trasparire un grande desiderio di semplicità. Questa scelta secondo te oggi ripaga?
Probabilmente no. Io però ho i miei punti fermi nella vita. Anche in passato, negli anni ’90, non mi sono mai venduto allo showbusiness e non lo farò mai.
Per me le canzoni che nascono dal sentimento e sull’esigenza di esprimere le cose sono il mio punto fermo. Non ho mai cercato il successo a tutti i costi e non l’ho mai inseguito e, secondo me, l’arte andrebbe vissuta in questo modo.

Bracco Di Graci
Un grande ritorno quello di Bracco Di Graci

Da autista di Lucio Dalla arrivi ad avere un contratto con la sua etichetta discografica. Come spiegheresti ai ragazzi di oggi questa cosa?
Tutto questo è accaduto in un modo molto singolare .
Nel 1987 sono andato a cercarlo, andavo a fargli “le poste” sotto casa sua con la mia fidanzata. Stavo li un’oretta e mezza circa ma non riuscivo a incontrarlo e quindi mi sono accordato con la mia compagna che dovevamo andare tutte le sere.
Dalla vedeva sempre questa macchina e non capiva chi fosse, poi ho preso coraggio e sono andato a suonare al suo campanello e mi rispondeva con una voce da donna “Lucio non è in casa, passa domani”.
Una sera sono andato al cinema con un mio amico, mi ero stancato di rompergli le scatole, e mentre imbucavo la cassetta con i brani che volevo fargli sentire lui incredibilmente arriva con il suo autista e anche manager Renzo Cremonini.
Mi chiede di cosa si trattasse, mi chiese se ci avevo messo nome e indirizzo e poi dopo 10 giorni mi chiamò.
Rimase colpito dalla mia voce ma mi disse che la musica e i testi di quel periodo non erano ancora professionali ma vedeva margine di miglioramento.
Cremonini si ammalò e lui stava già progettando la tournée Dalla-Morandi e non so per quale ragione mi propose di fargli da autista. Io pero gli dissi: “Guardi Signor Dalla (così lo chiamavo) io non so neanche arrivare in Piazza Maggiore con la macchina perché non ho proprio senso dell’orientamento”. Lui si fa una risata bestiale e mi dice “Se non sai arrivare in Piazza Maggiore, se il mio autista perfetto”.
Io lo devo ancora oggi ringraziare tantissimo perché stando vicino a lui ho imparato davvero tantissimo.

ll tuo rapporto con Lucio non è sempre stato rose e fiori però…
Esatto noi avevamo diversi scontri e non andavamo d’accordissimo. Quindi alla fine 1988 mi sono licenziato e lui non ha accettato di buon grado le mie dimissioni.
Sono andato a lavorare in un’azienda di abbigliamento e lui mi chiamava spesso per tornare a lavorare con lui e io in quel periodo mi stavo producendo tre brani.
Lui mi chiese come andava con la musica e gli dissi che grazie a lui avevo conosciuto tre quarti della discografia italiana e mi stavo provinando delle canzoni, se trovo fortuna bene altrimenti pazienza ma non torno a fare l’autista!
Dalla, in un modo un po’ “pesante” mi disse: “Non ti azzardare a far sentire le tue canzoni a nessuno se prima non le fai sentire a me”.
Io non me lo aspettavo ma gli dissi che per me era un grande onore. Mi dà un appuntamento e gli porto “Vivo, Muoio e Vivo”. L’ha ascoltata 7/8 volte e senza neanche chiedere se volessi lavorare con lui ha chiamato il suo ufficio dicendo “preparate un contratto per il Bracco, lo voglio mandare a Castrocaro” e da li nasce tutto.

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“Voglio fare musica ma senza compromessi” – Bracco Di Graci

E lo vinci il Festival di Castrocaro.
Sì, ma in modo direi rocambolesco perché è stata una vittoria che non ho gustato. C’è stata una situazione alquanto spiacevole nel calcolo dei voti e io sono stato chiamato dal cugino di Lucio che ero già a dormire per dirmi che avevo vinto io dopo che avevano già annunciato in Tv due ragazze vincitrici.
Io non volevo andare a ritirare il premio ma poi mi ha chiamato Dalla e mi ha detto che dovevo andare e quindi…

Da qui tu hai avuto un picco di successo pazzesco e poi ad un certo punto , continui a scrivere per altri ma torni a lavorare come operaio.
Questo è un mondo dove se vuoi essere genuino e puro devi tornare a lavorare perché altrimenti devi trovare sempre dei compromessi e io non ne ho mai accettato uno. Io devo scrivere ciò che penso io e fare le cose come voglio altrimenti non faccio l’artista, non mi interessa.

Ora che sei tornato, resterai un pochino almeno?
Io vorrei non solo restare ma anche continuare potendo anche fare musica dal vivo, ma questo dipende dal consenso della gente e da come si evolveranno le cose.
Se arrivasse una casa discografica che mi lasciasse la libertà di rimanere quello che sono sarebbe un’occasione che assolutamente prenderei in considerazione.

Come abbiamo detto tu hai anche scritto per grandi della canzone italiana. Se dovessi dare tre consigli ai giovani che muovono i primi passi in questo “mercato musicale” cosa gli diresti?
La prima cosa è essere se stessi, non scendere mai a nessun tipo di compromesso e sopratutto cercare di convogliare all’interno delle musica anche quel minimo di dissenso che non sento più nelle canzoni melodiche di oggi.
L’arte deve anche far pensare, mettere un tarlo nella mente delle persone e queste nuove generazioni mi sembrano un po’ degli oggetti che si lasciano trascinare dal fiume…

Il video di “L’uomo che vedi”, il nuovo singolo di Bracco Di Graci.

Il videoclip è stato girato dal regista Daniele Balboni in un Lido Romagnolo e a San Giovanni in Persiceto. L’idea ha in sé la volontà di far trasparire la semplicità e l’autenticità.
Il video inizia con il canto del mare che concilia la riflessione. Il protagonista passeggia scrutando l’orizzonte, mostra le spalle alla telecamera per dare il senso dell’incognita dentro alla quale tutti siamo immersi, il suono dell’armonica è una voce interiore spirituale compassionevole e piena di speranza.

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