“Resto qui” di Marco Balzano– al Teatro Studio Melato.
Un racconto teatrale che porta in scena il romanzo omonimo di Marco Balzano
Si tratta di un alternarsi di parte narrate e di dialoghi tra un uomo e una donna, marito e moglie, per narrare una storia di uomini e donne che non si sono arresi e ripercorrono la loro storia, la loro sconfitta per tenere viva la memoria.
La trama di “Resto qui“
Una anziana donna si aggira sulle rive del lago di Curon e rievoca la sua storia, che è la storia di un paese intero a partire dal termine della Grande Guerra in poi.
Sopraffazioni e violenze subite da lei, dai suoi familiari, dagli abitanti tutti del Sud Tirolo, quando dopo la I Guerra Mondiale vengono ridefiniti i confini e dichiarata terra italiana.
Proibito l’uso della lingua tedesca, privati del lavoro, italianizzati i toponimi, importati migliaia di cittadini da altre regioni italiane.
A questo si aggiunge il progetto iniziato negli anni del ventennio fascista della costruzione della diga che avrebbe sommerso il paese, di cui rimarrà solo la punta del campanile ad emergere.
Costruzione che porterà alla espropriazione di terre e di case e allo sfollamento di una popolazione intera.
Questi fatti vengono narrati ed intrecciati alla narrazione della vita di una coppia Trina ed Erich, il loro incontro, la vita da insegnante clandestina di Trina, Erich e la II Guerra Mondiale, la loro figlia che parte per la Germania e di cui non avranno più notizia, l’abbandono obbligato della loro casa perché il paese sarà sommerso dall’invaso creato dalla diga.
Trina è l’anziana donna che è entrata all’inizo e che ogni due anni, quando viene svuotato l’invaso, per manutenzione, si reca lì portando con sé le poche cose che ancora possiede, il taccuino di Erich poche foto, e compie una sorta di rito della memoria.
Il cast di “Resto qui“


Arianna Scommegna (Trina) e Mattia Fabris (Erich): ritroviamo ancora una volta insieme questi due spettacolari interpreti. Entrambi hanno dato vita già in più occasioni a delle trasposizioni teatrali di romanzi chiamiamoli storico-sociali quali L’avversario e V13 entrambi di Emmanuel Carrère o Utoya dal libro Il silenzio sugli innocenti di Mariani
Entrambi abitano in modo totale il loro personaggi, con il corpo, la mente, il cuore, materializzando, tra queste pietre del fondo dell’invaso, i desideri, i sogni, le perdite e i dolori di Trina ed Erich che sono il simbolo dei molti abitanti scomparsi e dimenticati.
Trailer di “Resto qui”
La nostra recensione
Uno spettacolo intenso e coinvolgente sotto molti punti di vista.
Cominciamo dalla sceografia che inizialmente ti lascia sospeso in un luogo indefinito, con alcuni massi dispersi.
Ti concentri su ciò che viene narrato sospeso in uno spazio imprecisato, come in un sogno.
Solo col procedere del racconto e con la comparsa alle spalle di un villaggio aereo e fantastico, sospeso ed appoggiato a pali come palafitte, cominci a capire di essere sul fondo del lago, sui resti di quel villaggio, Curon, rimasto sepolto dalle acque.
E’ una storia malinconica, amara. Una storia dove, come molto spesso accade, la politica, il potere, la sete di ricchezza, a volte anche il delirio di onnipotenza di pochi, passa sopra, incurante e crudele, a quel popolo del quale ci si è proclamati difensori.
Storia dove una famiglia, che è anche tutto un popolo, che ha perso la loro lingua e quindi la possibilità di esprimersi, la loro terra, il loro lavoro. Hanno perso tutto, radici e futuro. Stranieri in casa loro.
Un racconto che richiama alla mente molti eventi del passato, ma anche del presente.
L’abolizione della lingua tedesca e l’imposizione di una scelta drastica. Continuare a vivere nel loro luogo, ma subordinati agli “italiani veri” chiamati ad immigrare li oppure scegliere di trasferirsi in Germania.
Tutto questo richiama alla mente la triste sorte degli italiani di Fiume, degli istriani.
La lunga vicissitudine della costruzione della diga, che obbligherà la popolazione a migrare, sfollare. Il villaggio verrà sommerso dall’acqua convogliata nell’invaso. Una popolazione spazzata via, truffata, dimenticata.
Richiama subito alla mente il lavoro di Marco Paolini, Racconto del Vajont. Non è un caso che il regista Francesco Niccolini abbia lavorato a lungo con Marco Paolini.
Richiama alla mente anche progetti ben più contemporanei, come la costruzione di un ponte sullo stretto di Messina.
Se ne esce con un misto di sentimenti contrastanti: dolore, sconforto, indignazione, ed un pizzico di rassegnazione poiché sembra che l’uomo mai debba imparare dalla storia, dai suoi errori!
Ed alla fine però anche un filo di speranza, perché finché c’è chi non si arrende, resta fermo, ricorda e testimonia perché il ricordo non svanisca mai, finché ci sono persone che si prendono questo compito, un esile filo di speranza di farcela rimane.
Il Cast Artistico e Tecnico
In scena: Arianna Scommegna, Mattia Fabris
di Marco Balzano
adattamento teatrale e regia
Francesco Niccolini
scene Antonio Panzuto
costumi Emanuela Dall’Aglio
luci Alessandro Verazzi
musiche originali Dimitri Grechi Espinoza
assistente alla regia Salvatore Cutri
produzione Teatro Stabile di Bolzano
in coproduzione con Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro Cristallo
in collaborazione con PASSO NORD, centro regionale residenze artistiche Trentino – Alto Adige/Südtirol
sostenuto dal MiC – Direzione Generale Spettacolo, Provincia autonoma di Trento e Provincia autonoma di Bolzano
si ringrazia il Comune di Curon e tutto lo staff per la preziosissima collaborazione
Teatro Studio Melato
Resto qui
dal 3/03/2026 al 15/03/2026
Biglietteria Teatro Studio Melato
Via Rivoli 6 | M2 Lanza
Aperta solo nei giorni di spettacolo, a partire da un’ora prima dell’inizio della recita in programma.


