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SKIANTO – La nostra recensione!

SKIANTO – La nostra recensione!

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Foto di Noemi Ardesi

SKIANTO – La nostra recensione

Dal 21 gennaio al 2 febbraio 2020
Teatro Parenti
  • PRESENTAZIONE
  • LO SPETTACOLO
  • IL CAST
  • REGIA
  • CONCLUSIONI
PRESENTAZIONE

E’ uno spettacolo di Filippo Timi nato nel 2014 in coproduzione con il Teatro Stabile dell’Umbria, nasce da sue esperienze dirette, vissute nella frequentazione di una cugina affetta da una grave disabilità e anche, probabilmente dal proprio vissuto personale di alcune sue limitazioni fisiche.

LO SPETTACOLO

E’ il racconto di un ragazzo disabile.
Monologo di un bimbo nato con la scatola cranica sigillata (craniosinostosi è il termine tecnico).
Timi da voce e parole al mondo di sentimenti ed emozioni di questo bimbo.
Narra le diverse tappe della vita, a partire da una esilarante descrizione del concepimento.
Mette in scena il sentire di chi, pur vivo, è imprigionato in un corpo che non può controllare e non riesce a servirgli per comunicare.
Imprigionato in una stanza e costretto a poche relazioni, poiché dove volete che vada un ragazzo, un uomo, con questi limiti?
Ma questo bambino ha bisogni, non solo fisici, ha bisogno di sognare, ha bisogno di amore, di sesso. Ha bisogno di cantare o di danzare.

“Sembra normale, ma è speciale”

Dice ad un certo punto la mamma di questo personaggio.
Forse non è così , forse sembra speciale, perché così diverso, perché non comunica, ma è normale, nei desideri, nei sogni, nei bisogni e forse anche nelle frustrazioni che prova e che tutti noi abbiamo qualche volta provato, nel non sentirci capiti o ascoltati.
Tutto questo è raccontato come se fosse una fiaba un po’ surreale, un racconto da circo, un gioco fantasioso.

CAST

FILIPPO TIMI

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Filippo Timi

Filippo Timi nel raccontare e raccontarsi, è un po’ surreale, buffo, melanconico, ma anche istrione, ironico, autoironico, affidandosi sempre al suo dialetto umbro.
Da prova anche di essere un po’ funambolo, atletico, forse in alcuni momenti con un animo quasi da Drag Queen.
Lo accompagna alla tastiera con contrappunti di canto, ma anche di danza Salvatore Langella con questi testi musicali scritti (o in alcuni casi riscritti) da entrambi.

REGIA

La regia di Daniele Menghini sceglie di punteggiare il racconto in prima persona con la proiezione di video tratti dalla rete, da trasmissioni degli anni 80, o altri più surreali, come la pubblicità del Panda, piuttosto che una serie di gattini (video un po’ stile Paperissima).
Dei quali, devo confessare ho faticato ha trovare il senso, se non nel dover dare modo all’attore di cambiare costume, piuttosto che scena e forse voler richiamare quanto alla fine rinchiuso in una stanza si trova costretto a vedere.

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CONCLUSIONE

Come già mi è accaduto con i lavori di Timi, al termine dello spettacolo, sono incerta.
Incerta perché Timi con il suo modo surreale, onirico, colpisce, ma allo stesso tempo spiazza.
L’uso del dialetto, di quelle frasi un po’ sconce, un po’ sfrontate  ti fanno ridere per forza, eppure quanto dolore, e rabbia c’è nella storia di questo protagonista, che non può entrare in comunicazione con il mondo che lo circonda?

Quanti desideri, quanti sogni abitano questa scatola cranica sigillata!
Struggente, quando portato in ospedale per una caduta cerca di vedere nei grafici di un ECG piuttosto che in quelli di un EEG la rappresentazione dei sui sentimenti, dei suoi pensieri ed invece sono solo scarabocchi.
I miei pensieri, i miei sentimenti sono scarabocchi, sono sbagliati!

Io sono sbagliato!
Credo che in questa immagine ognuno di noi, in un qualche istante della sua vita, possa rispecchiarsi.

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