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PERUGINO, un lavoro in chiaroscuro per Nexo Digital
Scuro Chiaro

PERUGINO, un lavoro in chiaroscuro per Nexo Digital

Pietro Perugino, Annunciazione Ranieri, 1487-1489 crca, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria

A 500 anni dalla sua morte, Perugino torna protagonista al cinema il 3, 4 e 5 aprile 2023 nella nuova pellicola targata Nexo Digital. Un ritratto in toni chiaroscurali del pittore umbro, quasi condannato alla damnatio memoriae dalle Vite del Vasari, in cui viene dipinto come avido, miscredente e privo di creatività, perché oramai imprigionato in stilemi di maniera, e dal successo, dirompente e dilagante, degli artisti della nuova maniera, a partire da Raffaello.

Perugino, l'Adorazione dei Magi
Perugino, Adorazione dei Magi, 1470-1473, Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria

Le voci di Perugino. Rinascimento Immortale.

Marco Bocci, attore umbro noto per gli innumerevoli ruoli televisivi interpretati negli ultimi anni, è la voce narrante scelta dal regista Giovanni Piscaglia per percorrere un viaggio alla scoperta dei paesaggi Umbri, della storia del Rinascimento e della vita di Pietro di Cristoforo Vannacci. Artista, straordinario imprenditore, figura ambigua capace di grandi ascese e cadute, viaggiatore che rimane sempre legato alla sua terra e ispiratore di altre figure geniali.

A sostenere la narrazione, secondo il format classico delle pellicole della casa di produzione romana, inoltre, si affiancano alla voce di Marco Bocci – che ha una veste e una funzione più prettamente divulgativa – quelle di studiosi ed esperti, capaci di svelarci i retroscena più inattesi della vita dell’artista: spiccano tra questi Marco Pierini e Veruska Picchiarelli, rispettivamente Direttore e la storica dell’arte alla Galleria Nazionale dell’Umbria che, dal 4 marzo all’11 giugno 2023, ospita una monografica dedicata a Perugino, “Il meglio maestro d’Italia. Perugino nel suo tempo”.

Marco Bocci
Marco Bocci nel Backstage di Perugino. Rinascimento immortale. Coutesy by Nexo Digital

La trama di Perugino. Rinascimento Immortale.

Perugino è una figura di oscuri natali e di formazione incerta, almeno sino all’arrivo nella grande Firenze di Lorenzo il Magnifico e l’inizio del suo perfezionamento alla bottega del Verrocchio: qui vive immerso in una sorta di Bauhaus, in un luogo in pieno fermento, dinamico, flessibile e collaborativo.

Poco dopo, già nel 1472, è ai vertici della scena fiorentina, come membro della corporazione di San Luca: vi rimane almeno sino al 1504, come uno degli artisti più acclamati e richiesti, capace di superare indenne i grandi rivolgimenti del tempo, come la Congiura dei Pazzi, dopo la quale viene inviato a Roma a dipingere la Cappella Sistina insieme ad altri grandi pittori coevi come Botticelli e Ghirlandaio, e il dominio spietato di Gerolamo Savonarola, che nulla può contro un artista che si dedica quasi esclusivamente a soggetti sacri, con le sue madonne emblema della pittura perfetta, dallo sguardo al contempo mesto e soave, dolce e triste, ispirate alla figura di Chiara Fancelli.

Perugino, Madonna col Bambino
Perugino, Madonna col Bambino, 1498/1500 ca, tavola, 51 x 70 cm, Washington, National Gallery of Art.

In questo trentennio si concentrano i suoi successi come artista e grande imprenditore: inventa coreografie dinamiche in opere dall’aspetto devozionale e religioso. La pittura di Perugino rinnova il gesto, si trasforma in aria e danza, come attesta l’intervento di Virgilio Sieni, coreografo e danzatore di rilievo internazionale. Allo stesso tempo, lavora in modo inedito sull’architettura e sulla natura, con una fusione tra la dimensione emotiva degli individui e l’aspetto paesaggistico che, se è vero che molto deve ai maestri fiamminghi, sino ad allora non è mai stata così forte. Il paesaggio unifica la rappresentazione.

A Firenze Perugino cerca anche di scrollarsi di dosso la nomea di provinciale: da Castel della Pieve, infatti, riesce a diffondere il suo stile in tutta Italia non solo grazie alle sue indiscusse doti di artista, ma ad una inusuale e fortissima capacità imprenditoriale che lo porta ad aprire addirittura due botteghe, una a Firenze e una in Umbria e ad accaparrarsi un incredibile numero di commesse che non sempre è in grado di portare adeguatamente a termine.

Il tonfo è nel 1504: Perugino è chiamato a terminare il polittico di Filippino Lippi, morto di recente, ma la sua pala della Santissima Annunziata è sin troppo banale, già vista e uniforme, non riesce ad emozionare e a coinvolgere il pubblico.
Il punto più basso della carriera di Perugino significa riavvolgere e stravolgere la narrazione: Perugino decide di tornare in Umbria, come un Ulisse del Rinascimento ha bisogno di tornare alla propria terra, di riscoprire forme, colori e paesaggi.

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Torna non tanto perché vive un senso di sconfitta, ma per spirito imprenditoriale e opportunità, ritrovando, allo stesso tempo, una nuova vis artistica: l’Adorazione dei Magi realizzata per l’Oratorio di Santa Maria dei Bianchi di Città della Pieve del 1507 è di incredibile freschezza e colore. Proprio nella sua terra natale, a Fontignano muore nel 1523, con il pennello in mano, proprio mentre sta dipingendo il suo ultimo affresco.

Perugino
Perugino, Adorazione dei magi, 1507, Città della Pieve, Oratorio di Santa Maria dei Bianchi.

La recensione di Perugino. Rinascimento Immortale.

Una festa lunga un anno, per celebrare i cinquecento anni dalla nascita dell’artista: la già citata mostra alla Galleria Nazionale dell’Umbria, e, ad esempio un portale interamente dedicato alla sua opera Perugino 2023 e, last, but not at least, la produzione targata Ballandi. Perugino. Rinascimento immortale, si inserisce quindi in una serie di attività e di approfondimento e scoperta dell’artista e di promozione turistica del territorio. Una riuscita operazione di marketing territoriale e un ottimo esercizio di stile.

Pietro Perugino, Sposalizio della Vergine
Pietro Perugino, Sposalizio della Vergine, 1501-1504, Caen, Musée des Beaux-Arts.

Dalle poltrone dell’UCI Cinemas Bicocca – anche questa volta semi-deserto, con soli quattro spettatori in sala – il film ci appare distante dai capolavori indiscussi di Nexo come il pluripremiato Bosch. Il Giardino dei Sogni del 2017 o il più recente lOmbra di Goya. Non riesce ad emozionare lo spettatore o a raccontarci chiavi di lettura inattese e spiazzanti. Il lessico degli esperti è sin troppo aulico ed elevato, Marco Bocci ha una recitazione convenzionale e per quanto a suo agio nei panni di divulgatore e narratore non riesce davvero a coinvolgerci e a invogliarci. Le riprese sembrano abbastanza piatte e già viste.

Non ci sono grandi riferimenti alla contemporaneità o all’attualizzazione della figura dell’artista. La sensazione è quella di trovarsi di fronte ad un classico documentario sulla storia dell’arte, che nulla toglia e nulla aggiunge. Il film vorrebbe tracciare un ritratto inedito dell’artista, cercando di conferirgli una nuova consistenza e di superare la visione inclemente di Vasari, che ci restituiva un suo ritratto piatto e bidimensionale: è un lavoro che prova a restituire una prospettiva innovativa e di avvicinarsi allo spettatore contemporaneo, ma che che personalmente trovo riuscito solo a metà.

Il trailer di Perugino. Rinascimento Immortale.

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