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Serena Altavilla: la musica per liberarsi. “Morsa” il nuovo album da solista.

Serena Altavilla: la musica per liberarsi. “Morsa” il nuovo album da solista.

Serena Altavilla

Dal 9 aprile è disponibile in CD e su tutte le piattaforme di streaming “MORSA” (Blackcandy Produzioni con distribuzione Believe/Warner Chappell), primo progetto discografico full lenght da solista di Serena Altavilla.

La fragilità come punto di rottura, poi di rinascita: questo è il cuore pulsante di “MORSA”.
Serena canta e disegna scenari variegati e personali, a metà strada tra il reale e l’onirico: ogni canzone è una stanza abitata da umori e personaggi diversi.
Il sound del disco contribuisce a ricreare atmosfere agli antipodi, passando dal pieno allo scarno in un battere di ciglia, dal suolo al sottosuolo, dal giorno alla notte.
La produzione artistica dell’album è stata curata da Marco Giudici.

«La sensazione di essere stata morsa dalla taranta ce l’ho spesso avuta, così come la sensazione di essere stretta in una morsa, di non riuscire a muovermi, reagire e scappare. Il morso della tarantola, il morso che dà vita a una purificazione passando per l’isteria e la perdita di senno, è l’espressione di una lotta interna ed esterna che solo la musica può curare. La spinta a cercare ciò che morde all’esterno, la ricerca dello scontro. Sentire il bisogno di esplodere per ritrovare i pezzi e ricomporsi, per rinascere».

Serena Altavilla

Serena Altavilla ci racconta “Morsa” il suo primo album da solista.

Perché Morsa come titolo dell’album?
Verso la fine delle registrazioni ho guardato i pezzi e questa parola mi si è palesata, scritta sulla fronte. Mi piacciono le parole a significato polivalente ed era proprio la parola giusta con un suono morbido ma nello stesso tempo aggressivo, rappresentava perfettamente uno stato d’animo in cui mi sentivo.

Morsa è un disco molto sperimentale che ha qualcosa di “strano” che lo rende unico? Scatta quindi una battuta , come si fa avere ispirazioni a Prato dove sono “tutti cinesi”?
Prato è un grande paese, una grande zona industriale con tante piccole realtà ed è multietnica. E’ piccola ma ricca di diverse realtà. I cinesi non hanno influenzato la mia musica ma potrebbe succedere.

La scelta dei brani nell’album: sono tutti nuovi o hai recuperato brani vecchi?
I brani risalgono a due anni fa ed ora mi hanno aiutato a conoscermi ancora di più. Li vedo diversamente da quando li ho scritti ma restano una parte entrata in armonia con me.

Questo è il primo di disco da solista. Come si riesce a darsi un identità autonoma dopo grandi collaborazioni come le tue?
E’ stato spontaneo. Ho avuto voglia di essere freelancer, di non avere una band fissa ma tanti musicisti incredibili. Volevo slegarmi delle abitudini, mettermi in difficoltà e provare sensazioni nuove.

Chi sono le tue muse ispiratrici?
Un sacco di figure importanti: un grande esercito di voci mi hanno attraversato fin dall’infanzia e mi hanno lasciato tracce indelebili. Per citarne alcuni direi i Beatles, Mina, Edith Piaf, Kim Gordon…

Com’è il tuo rapporto con le tue origini?
E’ una delle cose più nutrienti che ci siano, mi sento fortunata perché mi è di stimolo e ispirazione costante.

Come giudichi la tua musica, quale messaggio cerchi di esprimere?
La musica la vedo come un modo di liberarsi, per urlare, piangere, ridere, guardarsi allo specchio. Penso che cantando insieme si possa star bene e lasciarsi andare.

Come donna quali sono le difficoltà che hai affrontato nel mondo della musica?
Per me la vita musicale è fratellanza, la musica ti avvicina in modo inspiegabile; essere una ragazza implica che ti giudichino più per aspetto esteriore e la cosa porta, a volte, a non sentirti presa sul serio.

Prepotente la dimensione teatrale e cinematografica delle canzoni in questo album. Quanto ti hanno influenzato le altre arti?
Le altre arti mi hanno molto influenzato. Ho fatto poco teatro ma la musica è l’arte che mi completa di più.

Disco interessante ma poco commerciale, come se musicisti avessero messo ostacoli per vedere se ci riuscivi. Ti sei auto sabotata?
Per me questa è una versione del mio mondo “Pop”, il nucleo melodico è per me molto importante. Il mondo musicale intorno è stata una volontà di creare degli estraneamenti della percezione usando strumenti antichi insieme a quelli attuali.


Come è stato il passaggio dal rock a questa sperimentazione?
In realtà i vorrei sganciarmi da ogni connotazione di genere e lasciare la melodia come punto centrale.

Partendo dai titoli dell’album, “Morsa” sembra un viaggio nel proprio io. E’così?
Si c’è questa scalinata interiore ed è vero che i titoli accompagnano questo percorso. Ho costruito i testi con Patrizio Giuffredi che è entrato in totale sintonia con me.

E’ previsto un Tour per il tuo album? Come pensi sia il ritorno agli spettacoli dal vivo?
Sarà una situazione diversa, il mio live sarà diverso, deframmentato. Qualcosa che non prevede una folla davanti che possa ballare e sudarsi vicino. Una schermata di cinema forse… in un modo o nell’altro dobbiamo ricominciare!

Oggi quanto la musica è esorcizzazione dei mali cercando un ritorno alla normalità? E’ sopravvivenza dal contesto che viviamo?
Secondo me la musica è sempre l’espressione di un’urgenza, il veicolo musica è potente, necessario e terapeutico.

Quale delle esperienze pregresse ti sei portata e hai fortemente a cuore e cosa invece ti sei tenuta alla larga nella costruzione del tuo Album?
Mi sono portata molte cose: il lavoro, lo stare su un piccolo passaggio e lavorarci. Mi sono portata le ricerche sonore, la curiosità per i suoni e il gruppo è un esperienza raccomandabile per tanti motivi.
Mi sono slegata dalla situazione gruppo perché volevo sentirmi al centro di me stessa e essere circondata da schiera incredibile di musicisti che in ogni pezzo cambiavano formazione.

In questo album molto sperimentale cosa è nata per prima, la parola o la musica?
Per me le parole vengono sempre dopo, ho fatica a formalizzare con le parole. Nel disco c’è anche un brano solo con vocalizzi. Il suono è la cosa che mi conduce per primo.

Come sono nate le collaborazioni dell’album?
Molti musicisti li conoscevo già suonando in giro dal 2005 e altri me li ha proposti Marco Giudici, il produttore del disco.

Quale stato il tuo approccio da piccola con la musica?
Il mio strumento è sempre stato la voce. Per me l’esibizione è sempre stata fondamentale, ho anche studiato danza. Volevo andare nella scuola di “Saranno Famosi” di Leroy.

Hai pensato cosa potrebbero pensare i tuoi ascoltatori. Accetteranno il tuo cambiamento o punti a pubblico nuovo?
SI ho avuto un po’ d’ansia ma io voglio bene al mio disco e lo difendo: il resto ha l’importanza che ha! Certamente aggiungere persone nuove è importante.

Il video clip “Epidermide” anticipa l’album per l’atmosfera che ci propone. Come è nata l’idea e quando è stato realizzato?
La canzone ha tinte noire che permeano poi l’intero disco. Ho fatto il video con chi ha scritto il testo e lui ha avuto l’idea dello sdoppiamento e io l’ho subito accolta. E’ stato girato a fine estate inizio autunno in un Teatro molto bellino di Prato dove ci sono capannoni adibiti e ristrutturati per diventare veri e propri teatri.

La track list di Morsa

1 – Nenia
2 – Distrarsi
3 – Rasente
4 – Epidermide
5 – Un bacio sotto il ginocchio
6 – Tentativo per l’anima
7 – Sotto le ossa
8 – Forca
9 – La trascrizione dei sogni
10 – Quaggiù

Il video di Epidermide, brano che ha anticipato l’album Morsa




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