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Sarah Falanga: “Ho portato il mio dolore nel Teatro!”. La sua storia e il progetto NUTRI-MENTI. Intervista esclusiva.

Sarah Falanga: “Ho portato il mio dolore nel Teatro!”. La sua storia e il progetto NUTRI-MENTI. Intervista esclusiva.

Sarah Falanga

Sarah Falanga, attrice, doppiatrice, cantante ha nel suo prestigiosissimo curriculum nomi come Vittorio Gassman con il quale ha iniziato il suo percorso professionale.
Quella di Sarah una vita dedicata al teatro.

NUTRI–MENTI, il suo ultimo progetto che va contro ogni limite rispettando tutte le regole: sta per aprirsi un sipario contagioso per tutti i lavoratori dello spettacolo, per alimentare il pubblico di cultura che recentemente soffre per la chiusura dei cinema e dei teatri.

Il messaggio che si vuole diffondere è di uscire definitivamente dall’idea che la cultura sia un bene superfluo, soprattutto in un paese come l’Italia in cui sono nati tutti i tipi di arti, letterature, archeologie, realizzando un progetto come NUTRI-MENTI che sia da monito per il mondo.

Ho deciso di produrre una serie che racconti la vita degli attori e che prediliga la messa in scena dello spettacolo dal titolo “INEDITO”, all’interno della stessa. La serie sarà articolata in dieci puntate da 50 minuti ciascuna e sottolinea la possibilità di andare in scena in luoghi diversi dagli spazi teatrali canonici, poiché “Tutto il mondo è palcoscenico”.

Sarah Falanga

L’intervista a Sarah Falanga

Sarah Falanga una donna veramente battagliera e soprattutto la tua battaglia per il teatro non si ferma mai.
Esattamente, io sono così da sempre. Probabilmente sono stata educata male e mi hanno deviato fin dalle origini.
Sono nata in una famiglia al femminile perché mio padre è andato via con la sorellastra di mia madre quando ero molto piccola, non è stato marito e meno ancora padre; per questo motivo abbiamo dovuto imparare a crescere da sole assieme a nonna Filomena, una donna che ha superato la guerra da sola con sette figli, che arrivava da un casato nobile e si è ritrovata a fare le punture di penicillina per portare avanti la famiglia: una donna con gli attributi e io essendo cresciuta con lei non potevo che ereditare questo coraggio.

Quindi sei volutamente battagliera e l’arrivare da una famiglia totalmente al femminile ti ha dato una forza e una marcia in più.
Sì perché da certe cose o rimani schiacciata perché non ce la fai, ti senti in colpa, sottomessa, delusa perché l’uomo della tua vita ti ha lasciata (io ero innamoratissima di mio padre) oppure cominci a attuare una serie di dinamiche con l’universo maschile e realizzi che “lui” ti ha insegnato di più con la sua assenza che se fosse stato presente.

Cos’è il teatro per te, nella tua vita soprattuto nelle difficoltà che hai dovuto affrontare?
Certo ci sono delle incertezze, delle fragilità, dei vizi di forma nei rapporti e per molto tempo io ho sempre voluto molto tenere la famiglia unita anche quella teatrale, ero pervasa dalla forte paura dell’abbandono ma poi mi sono sgamata da sola.
Tutto il mio dolore ho imparato a scriverlo nel teatro perché il teatro è una cura sia per il pubblico che per gli autori che per gli attori.
Il teatro è un diritto fondamentale dell’uomo, come l’alimentazione, come la salute, noi abbiamo il diritto di andare in teatro perché nasciamo in teatro e il teatro nasce con l’uomo.
Il primo grande spettacolo che facciamo è quando ci partoriscono, arriviamo su questo grande palcoscenico che è la Terra e iniziando a respirare facciamo il nostro più grande exploit.

Il teatro tempra lo spirito e rende l’uomo libero.

Pericle

Il teatro e la pandemia, cosa pensi in merito alla chiusura subita senza sosta?
Questo periodo è la conseguenza naturale della condizione in cui già versava il teatro. Lo Stato ha scelto di chiudere il teatro perché era già chiuso, era già ammalato da tempo.

Quindi, secondo te, ora che è stato tolto porterà la gente ad avere più voglia di tornarci?
Secondo me no. Io spero tornino, perché sopravvissuti, nutriti dalla loro passione, solo gli artisti veri quelli che non vivono senza il profumo delle tavole del palcoscenico; così si creerebbe una selezione naturale e si smetterebbe di portare le veline a teatro.
Bisognerebbe curare la malattia del gossip, del cattivo gusto, dell’ignoranza, data dalla mancanza della consapevolezza da parte del popolo italiano della propria bellezza e del valore della nostra cultura, della nostra storia; forse allora così si riaprirebbero davvero le porte del Teatro quello vero.

Cosa ti ha spinto ad aprire Accademia Magna Graecia a Paestum?
Accademia Magna Graecia a Paestum nasce come scuola di arte drammatica e poi diventata anche un centro di produzione: ho sentito l’emergenza nel 2006 di staccarmi da un meccanismo malato e di ripetitività di uno spettacolo che a un certo punto perde il senso, anche se ai tempi guadagnavo molto perché eravamo ancora a ridosso di un’epoca in cui il teatro era fortunato.
C’era ancora il buon gusto della classe media, che si cambiava per uscire la sera, si comprava l’abbonamento per il teatro. Poi tutto è cambiato perché è cambiata la nostra vita. La sala vuota è lo specchio di quello che siamo noi ed è la qualità di quello che noi lavoratori dello spettacolo abbiamo offerto alla gente.
Noi non siamo altro che quello che ci danno e parte della responsabilità è anche di noi operatori dello spettacolo, della manovalanza, di noi artigiani di questo meraviglioso mestiere.
Tu devi dare il motivo alla gente per alzarsi dal divano dove stanno comodamente e venire a pagare un biglietto magari costoso per una famiglia. Se vengono lì e non succede una cosa importante, la catarsi, l’emozione dell’unicità insostituibile del teatro (ogni spettacolo è unico) è meglio lasciarli a casa.
Da “Non è la Rai” in poi io individuo l’inizio della decrescita, il crollo di un modello educativo che culmina con “Uomini e Donne” e il successo che rende Vip chi ha i numeri sui social.

Tu a 17 anni hai pulito le scale del teatro Parioli. Questo vuol dire partire dalla gavetta cosa che oggi è una parola molto difficile che i ragazzi non conoscono molto, alla prima difficoltà si lascia. Il fuoco della passione è abbastanza latente.
Chi lascia alla prima porta in faccia fa un piacere a e stesso e anche a noi perché a mio parere c’è tanta di quella nefandezza… questi si svegliano la mattina e vogliono fare gli attori. Si sono generate una serie di situazioni equivoche perché, se anni fa bisognava entrare in Accademia ora e da molto tempo ormai, ci sono laboratori teatrali aperti a chiunque senza neanche una selezione per entrare. Ora si fa la gara a chi si accaparra l’allievo che viene risucchiato dal laboratorio creandosi così “il malinteso” e loro credono di essere bravi. Poi magari si trovano al posto giusto, nel momento giusto e con il regista più ignorante nel mondo e con il produttore a cui serve quella faccia (la vuole pagare poco) e questi si sentono divi all’improvviso.

Parlaci del tuo incontro con il Maestro Vittorio Gassman.
Per me è stato un miracolo il poter interagire con lui e queste cose ti deviano,ovviamente in maniera positiva, non riuscendo più a dire sempre che va tutto bene.
Io a 17 anni feci monete false per incontrare Gassman: ho detto delle bugie, mi sono spacciata per giornalista, mi sono presentata con un cappello di paillettes in teatro, gli ho portato dei fiori, mi sono messa una busta sotto il braccio dicendo che dovevo consegnare un articolo al maestro perché lui non voleva vedere nessuno nei camerini. Ho fatto di tutto per ottenere quello che volevo perché io desideravo con tutta me stessa di incontrare Vittorio Gassman esattamente come oggi si sogna di fare la tronista.

Sei partita alla grande con questo progetto dove il titolo è già tutto un programma ovvero NUTRI-MENTI che va contro ogni limite rispettando tutte le regole.
Noi, proprio perché finalmente siamo chiusi e quindi anche la spazzatura è chiusa, approfittiamo per sperimentarci anche se non è detto che io stia facendo tutto bene. Noi siamo in questo momento di “Quaresima dell’arte” e quindi usiamo questa quarantena per organizzarci il pensiero per capire se abbiamo veramente quel fuoco sacro e quindi anche nella difficoltà ho voluto rimanere attrice perché questo sono nella vita.
Ho trovato un sindaco più pazzo di me Franco Alfieri che è un Pericle moderno: io non faccio politica e non vado a a votare da 10 anni. Non mi interessa il suo colore politico ma la persona e lui è un uomo coraggioso che ha accolto il nostro progetto.
Tamponare la compagnia, metterla a provare in un luogo protetto, un monastero a Paestum. Io ho scritto la sceneggiatura di quello che poi è diventato un progetto per una serie TV: dodici attori tamponati che vanno negli angoli nelle piazze, nelle insenature di tutta la città per non negare a nessuno il diritto del teatro.
È chiaro che il nostro sindaco ha investito dei soldi in tutta questa cosa del capitolo cultura e noi abbiamo prodotto lo spettacolo in un momento di guerra non potendo giustamente chiedere dei grandissimi cachet ma, se io do lavoro a tutta la truppe, dando una paga dignitosa, allora stiamo lavorando decorosamente raggiungendo anche chi a teatro non c’era mai stato e l’analfabeta che firma ancora con la croce. 

Il progetto NUTRI-MENTI
I balconi del progetto NUTRI-MENTI


Il tuo è stato il teatro sotto i balconi…
Io a gennaio con un freddo mortale ho portato sotto le finestre della gente Brecht, Shakespeare, Euripide, Aristofane,Molière, Kipling. Ho portato autori che hanno fatto la storia dell’umanità e la gente non ha sentito il peso di questa letteratura: ciò significa che il teatro è vivo e la gente vuole cultura, la gente non vuole solo Maria De Filippi o “Il Grande Fratello”.
L’emozione è stata straordinaria e io ho chiesto al nostro pubblico di abbassare il cosiddetto “Panariello quello della spesa” e dentro ci dovevano mettere i loro pensieri, le loro lamentele, i loro dolori, le loro paure scrivendo anche in dialetto.
Hanno scritto così anziani e bambini perché io dicevo loro che da quei biglietti avrei elaborato il nuovo spettacolo per far capire che il teatro non è dell’attore ma del pubblico.

Da tutto questo nasce poi un’inaspettata sceneggiatura cinematografica.
Esattamente. Io per tutto questo lavoro ho chiamato i cameramen della fiction “L’Amica Geniale” dove lavoro da tre anni e attorno a tutto questo ho scritto una sceneggiatura cinematografica.
Adesso abbiamo girato la puntata uno, quella di Promo, che si chiama “RITROVA-MENTI” ed è stata approvata la produzione di 10 puntate.

Attore è colui che comunica con la gente, con lo sguardo tocca l’anima delle persone che alimenta e di cui si alimenta. La notorietà che diventa snobismo e ti trasforma in “divo” non serve a nulla, la pandemia ci ha dimostrato che in un attimo è finito tutto: io invito la gente a vivere a pieno e ad emozionarsi sempre e non a morire quando si è ancora in vita.

Sarah Falanga





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