‘Pagani per Pagani’ è il doppio album omaggio al fratello Herbert Pagani dell’attrice e cantante Caroline Pagani. L’album arriva dopo due anni di lavoro e vede collaborazioni con Danilo Rea, Fabio Concato, Giorgio Conte, Shel Shapiro, Alessandro Nidi, Moni Ovadia, Francesca Della Monica, Emanuele Vezzoli e altri. In questo disco viene celebrato l’amore in tutte le sue forme, intrecciando arti diverse come musica, poesia, teatro e pittura. Si riafferma il ruolo di Herbert Pagani come artista visionario. Il cantautore, infatti, aveva già anticipato temi attuali come pandemie, guerre, cambiamenti climatici, e la necessità del riciclo. Ecco cosa ci ha raccontato.
Il tuo album è un viaggio nell’universo artistico di Herbert Pagani. Quali aspetti del suo lavoro e della sua personalità ti hanno influenzata di più nella realizzazione di questo progetto?
Probabilmente l’amore per la parola, per la scelta dei vocaboli, per la parola poetica, l’aspetto visivo e visuale dei testi, ma anche la temperatura emotiva delle canzoni, la capacità di dare “senso”, di cogliere anche negli aspetti più tristi e oscuri dell’esistenza un lato positivo, costruttivo, una forma di riscatto, un messaggio di speranza.
Nel disco troviamo diverse collaborazioni con artisti del calibro di Danilo Rea, Fabio Concato, Giorgio Conte. Com’è stato lavorare con loro e che tipo di dinamiche si sono create durante la registrazione?
Lavorare con loro è stato molto bello, sono dei professionisti eccelsi e dei grandi artisti, con i quali c’è stato ascolto e collaborazione, si è creata una sintonia fra musica, ritmo e parola interpretata e cantata. Con Danilo Rea c’è stata subito un’intesa, ha una sensibilità quasi medianica, ha la capacità di leggerti dentro, traduce la tua emotività in musica. È stato molto appagante anche lavorare con Alessandro Nidi, direttore d’orchestra, compositore, pianista, che ha fatto buona parte degli arrangiamenti dei brani presenti nel disco e anche nello spettacolo-concerto. Come è stato bellissimo lavorare con Francesca Della Monica, musicista, cantante, pedagoga, maieuta ed ermeneuta della voce e dell’arte dell’interpretazione.
Ci racconti di più sul brano “Ti ringrazio vita”? Cosa rappresenta per te, sia dal punto di vista personale che artistico?
“Ti ringrazio Vita” trovo che sia il più bell’adattamento di “Gracias a la vida”, per la scelta delle parole, delle immagini e anche per un’interpretazione con meno ‘duende’ – l’emotività esasperata e spesso dolorosa, velata di tristezza e inquietudine, struggente, tipica degli artisti del flamenco – nella versione di Herbert e in questa c’è più gioia e delicatezza e non per questo meno profondità, anzi. Herbert ne ha fatto una versione francese e una italiana, una più bella dell’altra, le ho accorpate insieme alla parte latina. Come Herbert diceva è la “più bella preghiera laica che esista”, celebrazione della vita, dell’esistere, dell’essere al mondo, dell’essere vivi. Le precedenti versioni italiane sono traduzioni quasi letterali e tradurre vuol dire tradire, re interpretare, essere autori di un adattamento che rispecchi senso, significato, dare una nuova lettura che tenga conto della metrica. Per esempio nell’originale la frase “Quando miro al fondo de tus ojos claros” in italiano: “quando guardo il fondo dei tuoi occhi chiari”, nell’adattamento di Herbert, che non è solo una traduzione, diventa “Quando bacio il corpo di colui che amo”. Per me questa canzone rappresenta un monito a ricordare che la vita è comunque un dono e che il divino, come il senso, si può scoprire e trovare in ogni cosa. Potevamo anche non esserci, quindi, se ci siamo, è perché ha senso che la nostra vita esista. Dal punto di vista artistico è una sintesi delle versioni di Herbert, francese e italiana, con anche quella in spagnolo, ho voluto mantenere e ricreare il battito del cuore, presente nell’arrangiamento di Herbert, in una versione musicale tanguera.
Che tipo di emozioni vuoi suscitare negli ascoltatori di “PAGANI PER PAGANI”?
Direi una vasta gamma di emozioni, che hanno tutte a che fare con l’amore, dall’atmosfera alla ribellione e alla rabbia, dalla nostalgia all’allegria, dallo struggimento alla leggerezza, dal rammarico all’amore, amore amicale, amore fra amanti, amore per gli animali (“Concerto per un cane”), amore per la città in cui vivi (“Serenata”) amore per le proprie vocazioni, amore per l’arte (“Palcoscenico”, “Signor Caruso”) amore per un figlio (“Lettera a un figlio”) amore per la musica “(La musica di Bach”), amore per vita (“Per la vita quotidiana o per il mio Universo”). Di emozioni ideali e reali, di quelle ideali che diventano reali. Non a caso lo spettacolo-concerto su Herbert s’intitola “Per amore dell’Amore”.
Nel tuo percorso artistico hai attraversato tanti ambiti, dal teatro alla drammaturgia, fino alla musica. Qual è il filo conduttore che unisce tutte le tue esperienze artistiche?
Quando reciti, quando canti, quando scrivi, hai qualcosa da comunicare, non a te stesso o al libro, che sa già tutto, ma a qualcuno, devi fare in modo che quello che è scritto, che si tratti di un brano musicale, un testo, teatrale, un romanzo, una poesia, arrivi all’interlocutore, non solo al suo orecchio, ma anche alla sua mente, al suo immaginario e al suo mondo emotivo. La necessità di raccontare delle storie e di condividerle, di evocare e trasmettere delle emozioni che abbiamo provato tutti, perché fanno parte dell’umano, ci riguardano, guidano le nostre vite, influenzano il nostro destino. Nei miei lavori si parla molto di amore e di arte, di vocazioni, delle differenti espressioni artistiche, nella loro essenza e anche nel loro incontrarsi e danzare insieme, della vita degli artisti, di passioni pure, assolute e totali.
Stai preparando nuovi progetti teatrali e hai recentemente debuttato con uno spettacolo-concerto. Come si inserisce quest’ultimo nella tua carriera artistica e quali sono le tue prossime sfide creative?
Le mie prossime sfide creative sono un altro singolo, poi più in là, spero, un altro album con canzoni di Herbert, quasi tutte quelle che non sono riuscita a inserire nel primo doppio album, italiane, francesi, spagnole, altri dischi. Un libro sull’Eros in Shakespeare: “A letto con Shakespeare. Una tragicommedia”, si tratta di un saggio con illustrazioni colorate e riproduzioni di dipinti, che esplora il tema dell’erotismo nei drammi di Shakespeare, il modo in cui i rapporti amorosi ed erotici vengono rappresentati attraverso l’uso della parola, con l’immaginario che essa è in grado di evocare, al modo in cui veniva messo in scena e ‘agito’ o meno sui palcoscenici elisabettiani e non e in pittura. Alcuni testi e spettacoli teatrali, uno su Otello, “Desdemona. Amore e morte a Venezia”, uno su Sarah Bernhardt ed Eleonora Duse, uno su Maria Callas, uno su Giovanna d’Arco, uno sulle cattive in Shakespeare “Maleficents”. Un documentario o docufilm su Herbert e sul suo mondo artistico. Più di tutto amo cantare, lavorare sulla voce, sulle vocalità estreme e interpretare canzoni.
