Da Venerdì 13 febbraio sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali ‘’DONNA TEMPESTA’’ il nuovo singolo di JALMA, che segna l’inizio di una nuova fase artistica e personale. Il brano, pubblicato su etichetta Digital Noises, è un concentrato di energia, un’esplosione sonora che travolge e lascia il segno, confermando l’identità artistica dell’artista e la sua urgenza espressiva.
Jessica Diana, in arte Jalma, è una cantante di 23 anni e si avvicina alla musica sin dall’infanzia. Quando ha iniziato a cantare ha capito che non era più un gioco ma era diventato molto di più: un rifugio, uno sfogo, una salvezza. A 16 anni inizia a prendere lezioni di canto, frequentando un corso annuale all’Accademia Artisti di Milano. Partecipa a piccoli concorsi e talent locali, ma parallelamente sente la necessità di usare la musica come strumento di unione e di aiuto. Ha organizzato eventi di beneficenza in teatro, coinvolgendo musicisti e cantanti, dove la musica è diventata condivisione e sostegno concreto. La vera spinta a scrivere arriva però durante un’esperienza come educatrice in una scuola, in cui ho assistito a un attacco di panico di una ragazzina che cercava di nascondere dei tagli sulle braccia. In quei segni ho rivisto me stessa alla sua età e ho capito che non ero la sola: ho sentito un senso di responsabilità nei confronti del dolore di quella ragazza e delle tante altre che si trovano nella stessa situazione. Ho pensato “Se anche una sola persona, ascoltandomi, si sentirà compresa, allora tutto questo avrà avuto senso.”
Come nasce Donna tempesta e cosa rappresenta nel tuo percorso artistico?
Donna tempesta nasce dalla voglia di gridare “Basta!” ai conformismi, agli stereotipi. Siamo stanche di essere giudicate per ogni vestito indossato, troppo lungo o troppo corto, per ogni emozione espressa, esagerata o passiva. Il mio grido è forte perché porta con sé quello di tutte le donne che fanno parte della mia vita, e di chiunque voglia unirsi a noi.
C’è un verso del brano che senti particolarmente tuo oggi?
“Ho raccolto i pezzi, li ho fatti danzare, sono cicatrici che sanno parlare”: sono il frutto di ciò che ho vissuto. Non l’ho scelto, nessuno lo sceglie: ho dovuto affrontarlo, poi ho imparato a convivere con quel passato che mi ha segnato, e l’ho trasformato in forza.
Come si è evoluto il tuo modo di scrittura?
Penso di aver capito che a un certo punto, soprattutto nella società di oggi, non sempre le metafore sono la scelta giusta. La mia era una scrittura molto più “poetica” all’inizio, non ho mai pubblicato nulla di quella versione di me. Sono arrivata alla conclusione che a volte essere nudi e crudi, diretti, è la soluzione migliore: perché ci sono cose che la gente non riesce a sentire, ma noi dobbiamo farci ascoltare.
Cosa vorresti che arrivasse alla gente che ascolta il tuo nuovo singolo?
Vorrei che chi ascolta questa canzone si sentisse visto e in diritto di essere sé stesso: che capisse che non deve rientrare in nessuna forma prestabilita per avere valore. “Donna Tempesta” parla della libertà di essere tutto: forti e fragili, ordinate e scomposte, luminose e stanche. Siamo il risultato delle nostre ferite e delle nostre cicatrici, e nessuno ha il diritto di giudicarlo. Se anche una sola persona, ascoltandola, si sentirà meno sbagliata e più libera di dire “io sono questa”, allora il messaggio sarà arrivato.
