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I corpi che non avremo – Ovvero: come ci vedono gli altri? – La nostra recensione
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I corpi che non avremo – Ovvero: come ci vedono gli altri? – La nostra recensione

I corpi che non avremo

“I corpi che non avremo”,  di Francesco Toscani al Teatro Franco Parenti.
Va in scena al Teatro Franco Parenti questo lavoro di un giovane autore, Francesco Toscani, affacciatosi da poco nel campo della drammaturgia, ma già molto prolifico.
Ha vinto il 16° Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli” 2025 con il testo La rabbia che ho in corpo.

La trama di “I corpi che non avremo

Siamo in una stanza, minimale, di un monolocale milanese.
Il suo inquilino Mattia celebra il suo trentratreesimo compleanno in completa solitudine con una tazza di Nesquik e cereali, con le rigorose candeline 33 e cantandosi, da solo, “Tanti auguri a te”.

Notifiche di auguri arrivano sul cellulare, consumo ossessivo di social media e pornografia questo il giorno del compleanno, come tutti gli altri giorni.
Mattia non esce più di casa da sei mesi, la sua vita si svolge in questo spazio ristretto, in una routine ferrea.

Durante questi rituali domestici qualche cosa accade, l’atmosfera si incrina: Mattia percepisce un movimento alle proprie spalle, un’ombra che abita la sua stessa stanza. È l’ingresso dell’Altro una figura enigmatica, metà allucinazione e metà coscienza che costringe il protagonista a intraprendere un percorso, una sorta di duello visionario tra memoria e presente.

Si scivola indietro nel tempo e nello spazio, su un pampetto di calcio di provincia dove mattia, a soli nove anni, ha scoperto quella sensazione di vedersi, vedere il proprio corpo, con uno sguardo esterno, lo sguardo degli altri.

Da quel lontano momento l’immagine di sé di Mattia si è frantumata.
Da quel primo istante di estraniamento dal proprio corpo si prosegue con un susseguirsi di momenti dall’infanzia, all’adolescenza fino all’oggi dell’uomo adulto dove il confronto con i modellidi fisicità proposti appaiono sempre più scolpiti, perfetti, irragiungibili.

Ad ingigantire questa frattura si somma la presenza sempre più incalzante dei social. Tutto ciò finisce per trasformare la propria carne, il proprio corpo come qualche cosa di estraneo ed ostile.

Mattia finisce per operare una sorta di trasformazione, rifiuta il mondo materiale per divenire un corpo digitale, per divenire pura forma, pura luce. Un essere perfetto, che la realtà fisica, biologica, gli impedisce, che esiste nella luce per sempre.

Il cast di “I corpi che non avremo

Fabrizio Calfapietra (Mattia): positivo (almeno inizialmente), allegro, energico, quasi ancora adolescente, nonostante i 33 anni che stà per compiere. Così ci appare il giovane Mattia che ci presenta Fabrizio Calfapietra. Poi ecco che questa maschera pian piano s’incrina, ci fa partecipi del suo cammino a ritroso, del suo distaccarsi dal corpo fino ad una sorta di sublimazione

Simone Tudda (l’Altro): il personaggio è una sorta di SuperIo, un Maestro guida che conduce Mattia a riscoprire i passi del suo percorso. E’ anche una sorta di Avatar, come quello del famoso film. Il suo corpo è un corpo digitale , quello che Mattia vorrebbe essere, quello che interagisce con il mondo, un mondo digitale ovviamente.
Così Simone Tudda dà al suo personaggio dei tratti tra il maestro un po’ superiore e la guida consapevole.

Entrambi gli interpreti, hanno il grandissimo merito di saper far parlare in modo intenso e diretto, i loro corpi, al di là e quasi di più del linguaggio e del testo che recitano.

Trailer di “I corpi che non avremo


La nostra recensione


Uno spettacolo, un testo di straordinaria potenza!
Il percorso, il cammino che ogni bambino compie nel passare dalla pubertà al corpo adulto. La fatica di accetare un nuovo corpo, ma non solo vi è anche quella drammatica scoperta del distacco che c’è tra la nosttra immagine mentale e quella reale. Come ci vedono gli occhi degli altri?

A questi passaggi di crescita e mutazione che tutti abbiamo vissuto, si aggiunge l’avvento del social, la cultura dell’immagine e dell’apparire che acuisce tutta una serie di paure e di ansie: la paura di essere visti, la vergogna di reali o ipotetiche imperfezioni, la paura di non essere all’altezza delle aspettative…

Non è un caso che ad un certo punto il personaggio de l’Altro canti:

«I wish I was special (vorrei essere speciale)»

«But I’m a creep. I’m a weirdo. What the hell am I doing here? I don’t belong here».(Ma sono uno strano. Sono uno strambo. Che diavolo ci faccio qui? Non appartengo a questo posto)

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Ed ecco che assistiamo ad una sorta di crocefissione di questo corpo fatto di carne e ad una deposizione per poi “risorgere ” come solo forma, corpo di luce, che rimane immutato nel tempo.
Di quel corpo rimane solo una sagoma, una traccia sul suolo del palco, come se fosse una Sindone moderna.

Continuando a vivere ed inseguire questo mondo immaginario noi non riusciamo più a vivere nel reale.

Cast Artistico e Tecnico

In scena: Fabrizio Calfapietra, Simone Tudda

di Francesco Toscani
regia Andrea Piazza
scene Alice Vanini
costumi Michele Corizzato
luci Martino Minzoni
video Daniele Zen
movimenti Simone Tudda
organizzazione Arianna Soffiati

produzione Ensemble Teatro
Con il sostegno del MiC e di SIAE,
nell’ambito del programma “Per Chi Crea”


Teatro Franco Parenti

I corpi che non avremo – Sala tre
dal 3/02/2026 al 14/02/2026

Sito web: www.teatrofrancoparenti.it

INFORMAZIONI BIGLIETTERIA
Biglietteria
via Pier Lombardo 14
02 59995206
biglietteria@teatrofrancoparenti.it

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