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JESUS CHRIST SUPERSTAR

JESUS CHRIST SUPERSTAR

Superstar

Jesus Christ Superstar un musical, meglio, un opera rock, eterna.

Scritta e rappresentata nel 1971, divenuta un film nel 1973, una tra le opere più rappresentate nel mondo, non ha mai subito un cedimento nel interesse e gradimento del pubblico.

Sarà perché per prima portò in scena un Giuda combattuto tra il suo amore per Gesù e i suoi dubbi sulla natura divina del suo Maestro.
Forse perché per prima presentò un Gesù più uomo che figlio di Dio.
Forse perché Maddalena per prima parlò di amore terreno per Gesù.

Sicuramente le musiche sono di quelle che ti rimangono nel cuore e nelle orecchie; ti contagiano e ti trascinano dentro l’opera stessa, ti senti unito ai ballerini ed ai cantanti.

Per me JCS fu una di quelle passioni adolescenziali totalizzanti.
Ero una fan esaltata e credo di aver consumato i solchi del disco per le tante volte che l’ho ascoltato.
Motivo per cui ogni volta che questo musical passa da Milano cerco di non perdere l’occasione di andarlo a rivedere.
Così è stato anche quest’anno, quando nuovamente è andato in scena al teatro Arcimboldi di Milano dal 22 novembre al 2 dicembre.

Ancora una volta la magia si è ripetuta.

Prima di tutto la musica e l’orchestra, perché in quest’opera la musica è suonata dal vivo e l’orchestra è sul palco, parte integrante dello spettacolo e della scenografia.
Infatti parte dell’orchestra si trova su una piattaforma rotante che è anche parte della scenografia e rappresenta a tratti il palazzo di Pilato, il palazzo di Erode, le strade attraverso cui cammina Gesù prigioniero…

I ballerini che animano la scena, a volte folla, a volte discepoli, tra di essi si muovono i vari interpreti.

Giuda (Nick Maia) di questa edizione regala al personaggio tratti sofferti, lacerato e dibattuto tra il suo amore per Gesù, il desiderio di riscatto per il suo popolo, il voler rimanere fedele alla vicinanza ai poveri e i dubbi su quest’uomo che vuole essere Dio.
Grande prova vocale con passaggi da grandi volumi e potenza a momenti invece più contenuti, intimi sussurrati.

Simone (Giorgio Adamo), una grandissima voce, a lui spetta un solo brano, ma che potenza, che energia!

Erode (Salvador Axel Torrisi) forse uno dei personaggi che più mi hanno colpito. Un’interpretazione che ha trasformato il personaggio, un po’ macchiettistico e un po’ buffone, che tutti noi ricordiamo nel interpretazione del film, in un uomo dedito al piacere ed al potere una drag queen di grande presenza scenica e bravura.
Molto cresciuto questo Torrisi, sia vocalmente che dal lato interpretativo, dalla volta precedente che lo avevo visto al Teatro della Luna nel 2017.

Caifa (Francesco Mastroianni) un gigante, non solo fisicamente (sarà almeno 1 metro e 90!), ma soprattutto vocalmente, un basso che ti fa vibrare tutte le fibre.

Simona Distefano, una Maria Maddalena di carattere , non timida e vergognosa, ma una vera tigre.

E con loro tutti gli altri: Paride Acacia (Hannas) perfetto contraltare di Caifa, Emiliano Geppetti (Pilato) anche lui dibattuto tra il dovere verso Roma e quest’uomo che lo turba e Mattia Braghero (Pietro).

Tutti, tutti veramente bravi e poi… poi c’è Ted Neeley.

Talmente appassionato, a quest’opera, a questo personaggio che ancora oggi a 75 anni ha la forza e l’energia di portarlo in scena.

Bisogna ammettere che su alcune note si comincia a sentire qualche défaillace, ma… chapeau!

L’interpretazione è cresciuta con lui, se ai tempi del film era un Gesù, giovane uomo di trentanni alla pari con i suoi compagni di ventura, oggi è più paterno, protettivo, saggio.

La sua interpretazione dove, come dicevo, la voce comincia ad essere meno potente e vigorosa, ha acquistato in introspezione ed intimità.

Insomma Jesus Christ Superstar è uno spettacolo che regala sempre delle grandi emozioni.

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