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Felicità e successo possono camminare insieme?

Felicità e successo possono camminare insieme?

Felicità e successo

       Il successo dà la felicità? O la felicità porta al successo?

Sembra una domanda da Gigi Marzullo!

Non c’è dubbio che la vita oscilli tra questi due oggetti del desiderio

Credo che come primo passo sia utile cercare di definire successo e felicità.

Cosa è il successo?
Possiamo dare più definizioni, possiamo sottolineare più aspetti: attività o lavoro di grande responsabilità, di grande guadagni, di grande fama e visibilità, di potere, di prestigio.
Insomma una realizzazione di se che sia riconosciuta e ammirata dai più.
Cercando di chiarire e di chiarirmi come possa essere definito il successo ho trovato anche questa definizione, che mi ha colpito e che mi sento di sposare, perché mi sembra il primo passo per ribaltare le comuni connessioni che si operano tra successo e felicità.

Questa definizione vede il successo come sinonimo di libertà.
Libertà di scegliere, di scegliere su cosa, dove, in che modo e con chi spendere il proprio tempo.
Per alcuni di questi elementi i soldi possono essere determinanti, per cui il successo è anche quello economico, ma non può essere solo quello, se per raggiungerlo si deve sacrificare altri aspetti fondanti della propria vita.
Secondo questo autore, quindi, il successo richiede equilibrio nelle diverse sfere dell’esistenza.
Quindi per essere veramente liberi, bisogno porsi dei limiti.

Successo è essere liberi e per essere liberi bisogna porsi dei limiti.

E la felicità, cos’è?
Anche definire la felicità non è compito semplice (ricordate Al Bano e Romina con la loro canzone?).
Tante sono le emozioni che contribuiscono alla felicità: serenità, pace, gioia, completezza, connessione, soddisfazione, entusiasmo.
Le emozioni non giungono a comando, nascono spontanee e richiedono impegno per creare le condizioni ottimali per farle nascere e prosperare.
Quindi potrebbe sembrare che felicità e successo tendano a sovrapporsi e se noi ci impegniamo nel raggiungimento del successo creiamo le condizioni perché possano sorgere le emozioni che sono alla base della felicità

“Il successo è ottenere ciò che si vuole. La felicità è volere ciò che si ottiene.”
(Ingrid Bergman)

Ma è proprio così? E’ il successo a determinare la felicità?
O non è piuttosto il contrario?

Shawn Achor, psicologo, ricercatore, scrittore ha dedicato numerosi studi per cercare di stabilire qual è la connessione.
Ha passato molti anni a contatto con studenti della Harward University di Cambridge nel Massachusetts dove ha constatato come la maggior parte degli studenti (nonostante la fortuna di essere in una scuola di prestigio che già da se rappresenta un passepartout per il successo) fossero infelici, schiacciati dalle aspettative e dalle responsabilità.
I dati delle sue ricerche sembrano capovolgere le comuni convinzioni che solo il lavoro duro, il sacrificio e le rinunce portano alla conquista del successo e che solo dopo che aver conquistato il successo sia raggiungibile la felicità.

Il gran numero di interviste raccolte indicano invece che solo gli studenti maggiormente sereni, fiduciosi, appassionati riusciranno a costruire vite felici e di successo.

Shawn Achor, nel suo libro “Il vantaggio della felicità”, dimostra che il principio, per sintetizzare, prima il dovere (Impegno, lavoro, competitività, raggiungimento del successo) e poi il piacere (la felicità, la realizzazione dei sogni) è da rivedere, perché quando siamo in uno stato di positività possiamo attingere alle nostre migliori risorse.
Inoltre basare la realizzazione di se sulla conquista di un successo finale come ricompensa, crea dei soggetti infelici in quanto sposta continuamente ad un “domani” la nostra soddisfazione. Mano a mano che si raggiunge quella cosa che credevamo importante, il limite si sposta in avanti e questo posticipa ad un prossimo obiettivo la nostra felicità.

Allora se bisogna ribaltare queste convinzioni, da dove bisogna partire?

Invece di continuare a cercare cosa vogliono, cosa si aspettano gli altri, invece di cercare unicamente di soddisfare e compiacere le attese altrui, mettendoci in competizione per conquistare uno spazio a discapito degli altri, forse è giunto il momento di focalizzarsi su quello che ognuno sa veramente fare.

Prendere questa nostra abilità e affinarla, coltivarla, crescerla per farla diventare una competenza unica, singolare.
Bisogna sapere poi comunicare quello che si è in modo intelligente ed efficace.

Questa è una nuova frontiera, una nuova branca della psicologia: la psicologia positiva che ha dimostrato come il cervello funziona meglio quando si è contenti ed è questo che porta al successo. (lo so sembra una perla alla Massimo Catalano)
La psicologa Emy Blankson, membro della Global Happiness Council delle Nazioni Unite, ha dichiarato:

“Vorrei insegnare alla prossima generazione che se sei felice adesso, allora potrai avere successo dopo.”

Per raggiungere questo stato d’animo, questo punto di vista, è fondamentale concentrarsi sul processo e non tanto sul risultato.
Importante acquisire la capacità di guardare ad un certo scenario soprattutto nei lati positivi e non solo in quelli negativi.

“Non canto perché sono felice” dice un passerotto “Sono felice perché canto”(Williams James, filosofo)

Il fattore decisivo per il “ben-essere” è l’autorealizzazione, la possibilità di esprimere le capacità di cui siamo dotati.
E’ questo che l’uomo deve cercare e che porta alla vera felicità.
E’ un percorso che ci invita ad abbandonare il conformismo (che ci soffoca), i modelli perfetti (che disprezzano la diversità), i confronti (che ci fanno sentire inadeguati) e a ricercare la “nostra” felicità, una felicità controcorrente, perché è questa ricerca e non solo l raggiungimento dell’obiettivo, che rende questo nostro viaggio unico e straordinario.

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