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MARIO VENUTI: un tuffo nel passato a ritmi brasiliani. “Ma che freddo fa” diventa un Samba. Intervista esclusiva.

MARIO VENUTI: un tuffo nel passato a ritmi brasiliani. “Ma che freddo fa” diventa un Samba. Intervista esclusiva.

Mario Venuti

Le buone canzoni puoi rigirarle come vuoi, rimangono belle ma sfido chiunque ad aver mai pensato ad un samba per questo successo di Nada.

Mario Venuti

Mario Venuti, cantautore italiano, torna con un nuovo progetto e si diverte a giocare, tornando a mondi che già aveva toccato scrivendo Fortuna e che da sempre hanno caratterizzato il suo stile, diventa puro interprete, rileggendo alcuni brani popolari della canzone italiana.

Ma che freddo fa, scritta da Claudio Mattone e Franco Migliacci e interpretata nel Sanremo del 1969 da Nada, diventa un coinvolgente samba-pagode.

Dal 7 maggio è disponibile il primo dei quattro 45 giri (Puntoeacapo – Microclima/Artist First) ad edizione limitata firmati dall’artista.

Le quattro copertine dei vinili bianchi, create dall’artista Monica Silva e dal Creative Director Valerio Fausti, formeranno un’opera d’arte unica, caratterizzata da colori forti e vivaci, un tributo alla grande Carmen Miranda e al movimento tropicalista.

Un nuovo progetto nel quale Mario Venuti, con la produzione artistica di Tony Canto, sceglie brani da periodi e generi diversi per disegnare un tema originale, sviluppando un’unica storia compositiva in cui ciascun brano traccia una linea netta che unisce la canzone italiana ai tropici. 

L’intervista a Mario Venuti

Questo tuo nuovo progetto è un tuffo nel passato con colori e suoni del presente. Ma quindi l’oggi musicale ti piace oppure no?
Si si alcune cose mi piacciono, non faccio lo snob. Io ho le mie passioni, anche se a volte mi posso sentire fuori dal coro penso faccia bene distinguersi con qualcosa di diverso da quello che si sente in giro.

In questo lavoro sei puro interprete. Come ti trovi in questa veste non cantautore?
E’ stato interessante in questo lavoro come interprete scoprire delle possibilità nuove e differenti della mia voce. La musica brasiliana ti porta ad un cantare più pacato ,rispetto a quella italiana, con meno enfasi. Così ho sperimentato delle timbriche molto più basse e calde oppure dei falsetti dolcissimi, quasi femminili. Erano registri che nelle mie canzoni usavo solo occasionalmente e questo mi ha fatto sperimentare territori nuovi scoprendo altri potenziali vocalità.

Come è avvenuta la scelta dei brani che faranno parte dei quattro 45 giri?
Puoi immaginare il mare magnum delle canzoni italiane dagli anni ’30 in poi. Si è andato un po’ per tentativi, provando i brani, vedendo se si riusciva a “tropicanarizzarle”. L’intento era quello di fare canzoni molto popolari, ho evitato la canzone d’autore, volevo fare musica leggera anzi leggerissima… per citare due grandi colleghi!
L’intento è dare una dignità autorale a canzoni che, nell’accezione comune, non ce l’hanno e che invece nella loro semplicità sono molto efficaci.

Mario Venuti
Mario Venuti trasforma “Ma che freddo fa” in un travolgente Samba.

In questo progetto unisci arte e musica perché le quattro copertine dei vinili formeranno “un’opera d’arte”. Come nasce tutto questo?
Volevamo dare una consistenza propria fisica a questo lavoro: la scelta del vinile è stata fatta per ricollegarci all’epoca in cui le canzoni uscirono.
Abbiamo scelto Monica Silva che è una grafica brasiliana che vive in Italia da parecchio tempo e che ha concepito questo progetto fotografico che si compone di vari episodi e si scopre man mano che diverrà un cofanetto. Inoltre unendo i 45 giri si avrà il titolo dell’album che è ovviamente Top Secret…!
Sono solo 300 copie tutte autografate… diciamo un vero e proprio “oggetto da collezione”.

Tu come artista hai una carriera meravigliosa. Tra tutte le collaborazioni che hai avuto quali sono quelle che più ricordi e che ti hanno lasciato un segno?
Quella con Carmen Consoli: lei era giovanissima, esordiva, e mi inorgoglisce il fatto che sono parte della sua avventura iniziale scrivendo insieme “Amore di plastica”. Un altro autore con cui mi è piaciuto collaborare è Francesco Bianconi dei Baustelle, una persona di grande cultura e sensibilità.
Anche Antonella Ruggero che ha cantato “Echi d’infinito”, con la sua voce splendida ha dato dignità a questa canzone che era rimasta nel cassetto per un po’ di tempo.
Mi piace lasciami andare al caso, incontrare delle persone con cui si trovano delle affinità elettive per caso, è sempre più bello che programmarle magari per la fama.
Nel disco ci sono due ospiti che non posso svelare ma che sono due compagni di viaggio con cui avevo già collaborato e con cui torno a collaborare.

Se dovessi dare un consiglio ai ragazzi che si buttano ora in questo mondo musicale, cosa diresti loro?
Io quando ho cominciato era tutto molto diverso, le dinamiche sono molto cambiate e credo che i ragazzi sappiano meglio di me come farsi notare.
Dal punto di vista artistico consiglio di cercare di investire il tempo nel cercare una propria personalità, una propria cifra stilistica con cui distinguersi dagli altri.
Lavorare sulla tecnica è importante ma lo è altrettanto costruirsi una propria identità che porti a distinguerti dagli altri.

Il video di “Ma che freddo fa”

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