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Intervista a Daino, giovane cantautore tra i finalisti di Castrocaro 2020

Intervista a Daino, giovane cantautore tra i finalisti di Castrocaro 2020

daino
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Abbiamo intervistato Niccolò Dainelli, in arte Daino

DAINO

Abbiamo intervistato Daino, all’anagrafe Niccolò Dainelli, cantautore classe ’99 diplomato in clarinetto al Conservatorio di Milano. Ad agosto è stato tra gli 8 finalisti del Festival di Castrocaro, dove ha partecipato con il brano Mioddio ed è da poco uscito il suo ultimo brano Quanto era bello.

L’INTERVISTA

Quanto era bello: la definisci dolceamara, che cosa intendi?

Questo termine fa intravedere che c’è una storia, una relazione raccontata con dolcezza e nostalgia; amara perché il finale è negativo. Un altro elemento dolce è la parte musicale che è gentile e ritmata.

Com’è nata questa canzone?

In realtà è nata quest’estate in una veste chitarra e voce. Tengo un diario di note e avevo scritto una nota dopo la notte che racconto nella canzone, poi ‘ho ripresa ed è nata Quanto era bello.

C’è spesso nei tuoi brani un riferimento alla città di Milano. Sei affezionato alla città? Ti regala spunti?

In generale parlo sempre di esperienze autobiografiche, quotidiane. Cerco di essere sempre più aderente alla vita vera possibile. Vivendo in provincia di Milano già puoi avere due prospettive della città: la provincia, dove abito, e il centro, i locali, i Navigli, il circolo Arci.

Come si svolge il tuo processo creativo?

Penso di essere sempre attento, dal punto di vista emozionale, a quello che vivo. Annoto, nel diario che citavo prima, le cose che vedo.

Poi da questi pensieri nascono i miei brani chitarra e voce o piano e voce.

Tu suoni anche il clarinetto: utilizzi questo strumento nella tua dimensione autoriale?

Ultimamente ho ricominciato a usarlo molto spesso nelle mie canzoni: anche perché è molto originale come strumento.

A Castrocaro ho deciso di osare e ho suonato il clarinetto dopo una strofa rappata.

Cosa ti ha insegnato Castrocaro?

Mi sono divertito tantissimo, a livelli stratosferici! Ho conosciuto tantissime persone, si è creato un clima veramente positivo.

E il brano chehai presentato lì: Mioddio, com’è nata?

Mioddio è un flusso di coscienza, quindi una scrittura un po’ logicamente sconnessa. Butto fuori pensieri negativi e paranoie: l’ho scritto in un periodo della vita in cui non avevo ancora trovato un “centro di gravità”, come dice Battiato.

Sanremo è nei tuoi piani?

Per me la felicità è scrivere dei pezzi in cui riesco a identificarmi e pensare “questo sono io, questo è quello che volevo dire”. Chiaramente esperienze come Castrocaro e Sanremo sono importanti, sarebbe positivo partecipare in futuro.

Che significato ha, oltre al chiaro rimando al tuo cognome, il tuo nome d’arte?

Mi chiamavano Daino alle medie e ho voluto usarlo anche perché mi riporta all’animale selvatico, mi piace che la musica rimandi alla libertà.

A chi ti ispiri?

Dal punto di vista musicale ho ascoltato tantissima musica di tutti i tipi: dalla musica rap all’indie e l’indie rock dream pop. Dal punto di vista dei testimi ispiro alla vita quotidiana, ma anche libri e film.

Ultimamente ho scoperto i film di Nanni Moretti e sono per me di grande ispirazione perché raccontano i disagi di una generazione. Tra gli scrittori Muracani o De Carlo.

C’è una frase che ti rappresenta?

“L’artita è colui che non è ispirato ma sa ispirare gli altri”: è una frase di Dalì, ed è un po’ un sogno che ho. Mi piacerebbe, tramite quello che faccio e le mie canzoni, in un futuro ispirare qualcuno.

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