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Fioriti: la musica è la mia medicina! “CHECK”, il nuovo singolo e il video. Intervista esclusiva.

Fioriti: la musica è la mia medicina! “CHECK”, il nuovo singolo e il video. Intervista esclusiva.

Fioriti

E’ online il videoclip di “CHECKil primo brano del giovane cantautore umbro FIORITI

CHECK è una sorta di manifesto personale, nel quale la poetica dell’artista si intreccia con un arrangiamento dalle sonorità drammatiche e psichedeliche, in un climax ascendente che esplode nel silenzio delle ultime parole:

Il brano rappresenta una vera e propria presa di coscienza nei confronti di un contesto interpersonale totalmente inedito. È il prodotto di mesi riflessivi, difficili, dove chiunque si è fermato a tirare le somme, anche solo per un attimo.
Una ripartenza piena di ambizioni, che strizza l’occhio al futuro dando però uno sguardo all’identità passata. Quello di cui tutti noi, dopo un periodo così buio, abbiamo bisogno.

Chi è Fioriti

FIORITI, all’anagrafe umbra Matteo Fioriti, è l’ibrido tra il cantautorato italiano e le affascinanti sonorità d’oltreoceano.
Nato a Gualdo Tadino (PG) nel dicembre 1997, sin dalla tenera età inizia a scrivere canzoni e ad esibirsi in ogni situazione possibile: l’importante era suonare, condividere e scoprire quel mondo che stava crescendo intorno a lui. Dal 2016 ha collezionato oltre duecento date in tutta Italia, sempre in solitaria, in compagnia della sua voce e della sua chitarra.
Ha spesso condiviso il palco con artisti del calibro di The Zen Circus, Calcutta, Lo Stato Sociale, Canova, Rkomi, Shade e molti altri. 
Nel 2020 inizia la produzione dei nuovi brani nel suo Home Studio tra le colline umbre, studio dal quale esce questo suo primo singolo, “Check”, per l’etichetta JAP Records con distribuzione Artist First: un nuovo capitolo, un nuovo mondo.

L’intervista a Fioriti

Quanto ti manca un check in un live?
Tantissimo, ho sempre basato tutto in primis su quello. Ho 23 anni ma ho iniziato a suonare in giro a 14. Ho sempre avuto questa pulsione è sempre stato troppo bello! Per me è una medicina. Ho sempre girato da solo e quindi è sempre stata anche una sorta di alienazione da tutti i punti di vista, una meditazione, un vero e proprio stile di vita.

Questo brano è una forma di manifesto personale, quanto sei stato spinto dalla necessità di scrivere per te o per accomunarti ad un malessere generale?
La necessita era tanta. “Check” è un brano particolare anche per come è stato scritto. L’idea iniziale è partita due anni e mezzo fa quando mi è stata diagnosticata una malattia auto immune che ha cambiato totalmente la mia vita. Il brano ha poi subito vari step, sia per la produzione che per il testo, e la pandemia è stato un ulteriore momento d’introspezione.

Sei giovanissimo e parli in questo brano di trovare un’identità. Tu l’hai trovata?
Non credo, o meglio da una parte si ma per adesso. So e spero che non rimarrà questa ma che ci sia un evoluzione continua. Adesso con Fioriti, che è anche il mio cognome, è tutto un immaginario diverso e sento di essere allineato e a mio agio. E’ un nuovo capitolo della mia vita.

La scelta di questo nuovo nome Fioriti, a parte essere il tuo cognome è anche un segnale di ripresa?
In realtà si c’è anche questo… anche se non ci avevo molto pensato essendo abituato al mio cognome!

Check” dichiari che è una lettera di aiuto al mondo, secondo te quindi la musica può essere uno dei mezzi per migliorarlo?
Assolutamente si. Credo che la musica sia fondamentale per ognuno di noi. La grande potenza della musica è quella che quando ascolti un brano che ti colpisce e ti prende sei in un altro mondo ed è risaputo che immaginare cose che ti fanno stare bene è proprio una cura dell’animo anche scientificamente provata. La musica ti porta nella tua dimensione. Personalmente facendola è stata una vera medicina anche per affrontare la mia malattia: quando tutto andava male lei c’è sempre stata.

fioriti
Fioriti e il suo nuovo brano “Check”.

Tu suoni da sempre ma quando è scoppiata questa scintilla?
A 10 anni perché avevo visto il film “Il destino del rock” e ho pensato “devo suonare la chitarra”. Da li poi un continuo crescendo mi sono detto voglio vivere in questo mondo, voglio suonare, voglio i live.

Hai condiviso il palco con artisti come Calcutta, Lo Stato Sociale, Canova. Cosa ti hanno lasciato queste collaborazioni? C’è qualcuno di loro in cui ti riconosci di più?
E’ stato molto bello perché sono tutti artisti che, quando ho suonato con loro, non erano ancora esplosi al grande pubblico. Per me è stato incredibile perché loro erano tanti passi avanti a me e sono stati dei grandi esempi.
Mi riconosco di più forse, anche se paradossalmente siamo diversi, negli Zen Circus perché lo spirito rock and roll è nelle mie radici.

Con chi ti piacerebbe collaborare e per chi ti piacerebbe scrivere?
Tantissimo con Willie Peyote e spero che succeda con tutto il cuore, lo adoro, e perché no scrivere con Willie e Francesco Gabbani qualcosa a quattro mani.

Hai mai pensato al mondo dei Talent?
Si varie volte e sono stato anche più volte contattato da Factor per partecipare. Non ho accettato, in parte per un motivo romantico legato al fatto che vorrei costruire qualcosa passo dopo passo senza fretta guidato dalla passione, dall’altra ho dei dubbi sull’aspetto contrattuale che c’è dietro. Comunque non lo escludo totalmente dai miei orizzonti.

Un Saremo giovani invece?
Mi piacerebbe tanto, quest’anno ho partecipato ad Area Sanremo, sono stato anche selezionato per Sanremo ma poi non sono arrivata alla fase finale, Il mondo di Sanremo è proprio un sogno per me.

Cosa c’è nel tuo domani?
Rilasciare tanti singoli, molti sono già pronti e ritornare a suonare, viaggiare e fare esperienze.

Il video di “Check”

Il video di Check in realtà rappresenta l’essenza del brano e dipende la filosofia musicale e di via di Fioriti.

…è voler ricercare un’identità, è volere di più, sempre di più, è cambiare abito in base alle circostanze, alla ricerca del proprio Io. Ma è anche incapacità di comunicare, di rinchiudersi nel proprio mondo che in certi momenti assume sembianze spettrali. Ma è soprattutto ridere di fronte all’insicurezza del proprio destino».

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