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Simone Fornasari: saper scegliere è un atto di coraggio quotidiano! “CHE POI”, il nuovo EP. Intervista esclusiva.

Simone Fornasari: saper scegliere è un atto di coraggio quotidiano! “CHE POI”, il nuovo EP. Intervista esclusiva.

Simone Fornasari

“Che poi” (edito da Senza Dubbi e distribuito da Believe) è il nuovo EP del cantautore SIMONE FORNASARI, disponibile su tutte le piattaforme digitali.
Un EP che completa un viaggio, figlio del medesimo universo creativo. Un lavoro, frutto di un tempo di silenzio e ricerca, pensato, voluto e concepito a quattro mani insieme al produttore artistico e amico di sempre Giancarlo Boselli.

«“Che poi” è la frase che non ti aspetti che arriva dopo un silenzio, la testimonianza di parole che cercano la strada per uscire, l’impossibilità di reprimere ciò che segue una rivelazione»

Simone Fornasari

L’ep parla di scelte, della tentazione di inseguire la fretta e di rincorrere il tempo, della necessità di fermarsi a pensare, di costringersi a fare i conti con se stessi, anche se il mondo là fuori corre. 

«La capacità di saper scegliere per se stessi è una delle sfide più incredibili dell’uomo, nonché tema centrale di questo disco. Saper scegliere è un atto di coraggio quotidiano. Spesso scegliamo per la scelta di essere compresi, accettati, capiti, più che per la necessità di essere fedeli a noi stessi».

Simone Fornasari

Non a caso il brano che apre questo disco dal titolo “Da che parte stare” è una dedica a Ignazio Cutrò, amico e testimone di giustizia. Un esempio di chi ha fatto i conti con se stesso e ha pagato il prezzo di stare dalla parte giusta. 

“Con i piedi per terra”, il nuovo singolo che accompagna l’uscita dell’ EP.

Un brano che parla della necessità incosciente di sognare, di volare alto e inseguire i desideri invincibili invitando a farlo con la consapevolezza di chi sa dove atterrare nella realtà, affondando le radici nella concretezza di un mondo fatto di responsabilità. La coscienza che abbraccia il desiderio. L’ineluttabilità che fa i conti con la fantasia. Un auto-monito a tenere sempre i piedi ben piantati a terra.

Copertina Che Poi
La cover dell’EP “Che Poi”.

Chi è Simone Fornasari

Nel 2008 nasce il primo progetto musicale: l’ep “E comunque la vita è tutta un’altra cosa”, in cui spicca Sottovoce. Il singolo risveglia l’attenzione di Radio Bruno che premia il cantautore come miglior artista emergente e gli permette di calcare i primi palchi in apertura ad artisti del calibro di Fabrizio Moro, Stadio, Ron, Nina Zilli, Nomadi, Marco Mengoni. Nel 2010 pubblica l’album “Momentaneamente in equilibrio”, a cui seguono i primi riconoscimenti prestigiosi: ritira al Teatro Piccinni di Bari il Premio Nazionale Mimmo Bucci ed è tra i protagonisti del Premio Milo 2014 – Voce del Mediterraneo, ideato e voluto, da Franco Battiato e Red Ronnie. Nel 2015 esce l’album “Tutto bene grazie” e nell’estate del 2016 prende parte alla XXI Edizione del Premio Lunezia, classificandosi al secondo posto con il brano “Sempre sei”. Nel 2018, viene premiato a Casa Sanremo, durante il Festival della canzone italiana, con la targa Menzione Club Tenco per la Rassegna Musica Contro le Mafie, grazie al singolo Un mondo che abbaglia. Dopo più di due anni di silenzio esce prima l’album “…” e successivamente l’ep “Che poi” che tracciano in modo netto e deciso l’inizio di un nuovo percorso del cantautore.

L’intervista a Simone Fornasari

Tu sei uscito con l’Ep “Che poi” e il singolo che accompagna questa uscita è “Con i piedi per terra”. Quanto è importante rimanere quindi… con i piedi per terra?
E’ fondamentale perché non hai via di scampo, se provi ad utilizzare un altro strumento d’azione, rischi di schiantarti e farti ancora più male. Bisogna sempre inseguire i propri sogni con ma la consapevolezza delle proprie azioni.

Secondo te, nel mondo dello spettacolo, si riesce ancora a rimanere con i piedi per terra?
Secondo me no, ma è un no che porterà ad una conseguenza quasi ovvia, che porterà ad un si obbligato. Ad oggi quello che vediamo, sotto molto punti di vista, è artefatto e ciò che ci viene posto davanti a uno schermo, dietro a tutto un altro aspetto. Credo però che la gente percepisca ciò che è vero e quindi la freghi una volta… ma due no!

Tu dici anche, nel tuo brano, che saper scegliere e rimanere fedeli a noi stessi è un atto di coraggio quotidiano. Tu sei riuscito come artista ad esserti fedele?
Assolutamente no. Uso la musica per scappare dalle mie fragilità ed è l’unico strumento che mi permette di essere me stesso e con lei devo essere sempre in primis onesto. Non ho la presunzione di scrivere canzoni per dire alle persone cosa è giusto o non giusto fare; scrivo in base a ciò che percepisco, a ciò che ho avuto modo di vivere e ascoltando quelle che sono le mie ferite che mi lecco tutti i giorni.

Il brano che apre il disco si chiama “Da che parte stare” e lo hai dedicato a Ignazio Cutrò. Ci parli di questa dedica?
Ignazio l’ho conosciuto attraverso la musica e poi siamo diventati amici fraterni. Lui è testimone di giustizia ed è una persona che avendo la fortuna di poter vivere e frequentare mi ha fatto sentire talmente piccolo da farmi capire quali sono i veri valori e cosa ruota attorno a noi e di quanto ci lamentiamo molto spesso di cose futili. Lui ha scelto di stare dalla parte giusta e ha pagato il prezzo più caro per averlo fatto. Ha compromesso la sua vita e quella della sua famiglia, vive emarginato da tutto e da tutti ma ha scelto di rimanere nella sua città natale e di rimanere nei posti in cui ha deciso di denunciare, gli è stato tolto un livello di sicurezza di scorta che prima aveva.
Ignazio ha scelto di dire no e di dire quello che era giusto dire e questa per me è una dedica dovuta. Io non sono in grado di scrivere canzoni per altri perché mi rifaccio sempre al mio punto di vista ma lui mi ha dato talmente tanto che per me era il minimo.

Un altro concetto di cui ci parli nell’EP è quello della fretta che ci attanaglia ogni giorno, parli di trovare tempo per fermarsi e a tal proposito, tu hai fatto una lunga sosta.
Si ed è direttamente proporzionale al fatto che non sono sempre stato fedelissimo a me stesso e ne ho pagato le conseguenze. E’ stata una sosta forzata per guardarmi dentro e trovare la mia strada. Ho fatto un grande lavoro di analisi interna, sono stati tre anni lunghi dove ho studiato tanto, ho scritto tantissimo, alcune cose le ho tenute altre le ho buttate fino ad arrivare a concepire questo EP che chiude un viaggio iniziato con il disco uscito lo scorso anno.

Simone Fornasari
Simone Fornasari, cantautore.

Quindi c’è un nuovo Simone e ti piace di più rispetto al precedente ?
Mi piace pensare che c’è un nuovo Simone tutti i giorni. Si si mi piace assolutamente di più, consapevole del fatto che non è ancora abbastanza perché credo ci siano ancora tanti step da fare. Ho capito tante cose ora le devo mettere in atto.

Tu hai aperto i concerti di tanti artisti famosi tra cui Fabrizio Moro, Gli Stadio, La Zilli, Mengoni. Cosa ti ha dato questa parentesi della tua vita e c’e qualcuno di loro con cui ti sei sentito più in sintonia?
Mi ha dato qualcosa di assolutamente inspiegabile. A livello emotivo sono state emozioni uniche e a livello umano lo sono state altrettanto e mi hanno permesso di crescere tantissimo. La fortuna di aver conosciuto non solo degli artisti ma delle persone con un’anima e con un grande potere intellettuale – emotivo mi ha permesso di farne tesoro portandolo con me nel mio percorso di vita.
Direi che uno su tutti degli artisti che ho incontrato con cui mi sono trovato più in sintonia direi Ron, una delle persone che mi ha più scioccato a livello profondità emotiva e umana.

Tu hai avuto anche la targa Menzione Club Tenco, un premio importantissimo soprattuto per un cantautore, e il brano con cui ha ottenuto il riconoscimento faceva parte di una rassegna contro le Mafie. Il tuo fare musica è quindi sempre un modo per portare dei tuo messaggi?
Tutte queste cose sono arrivate per caso, non ho mai scritto i brani con questa mission. Mi fa piacere che vi sia questa associazione di immagini e concetti legata alle mie canzoni, ma non è l’obiettivo principale di quando scrivo se non nel caso di Ignazio.

Quando hai iniziato a sentire questo fuoco cheti bruciava dentro della musica, dello scrivere?
Fin da bambino sono cresciuto con le cassette dei cantautori che ascoltavano i miei genitori da Dalla a De Gregori, da Battisti a Vasco. Poi ho iniziato a suonare la chitarra un po’ per caso. Ero a casa con la rosolia e mi hanno regalato questa chitarra usata e da li ho iniziato da autodidatta e tale sono rimasto ma questo “incontro fatale” mi ha permesso di mettere in musica tutto quello che scrivevo e tutto quello che mi permetteva di scappare da un mondo che facevo fatica ad accettare… io mi sono sempre considerato uno degli ultimi.

Chi sceglieresti per duettare con te?
Nicolò Fabi.

Un Festival nella tua vita?
E’ un sogno chiuso ne cassetto ma ci andrei a piedi anche se fossi dall’altra parte del mondo.

Progetti nel tuo domani?
Per prima cosa tornare il prima possibile a suonare dal vivo per poter raccontare le mie ultime canzoni in una dimensione più vera

Un grazie speciale a Simone non solo per la splendida intervista ma per la grande umanità e verità delle sue parole.

Il video di “Con i piedi per terra”

ll video racconta di un viaggio talmente strano da essere vero ed è stato pensato e concepito dal regista Alessandro Avarucci e successivamente montato e post prodotto da Chiara Granata.

«Alessandro vive ad Amsterdam e, in una chiacchierata telefonica, mi ha lanciato un’idea che mi ha convinto da subito: è riuscito a coordinare e produrre il lavoro in totale smart working».

Chiara Granata

Il videoclip

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