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PIERO NUTI: intervista a cuore aperto in cui il Maestro ci regala perle di esperienza e di positività!

PIERO NUTI: intervista a cuore aperto in cui il Maestro ci regala perle di esperienza e di positività!

Piero Nuti

Il Maestro Nuti, direttore artistico di Torino Spettacoli, in un’intervista speciale in cui conoscere tutti i dettagli dell’allestimento di “FINESTRE SUL PO” in scena a Torino, al Teatro Erba dal 2 dicembre, e scoprire la forza di un uomo che ha dedicato tutta la sua vita al teatro e che, a 93 anni, ha ancora molti sogni nel cassetto.

Breve biografia

Figlio di Edoardo e di Maria Gaggia, inizia la carriera teatrale presso lo Sperimentale Luigi Pirandello, che diventerà negli anni Cinquanta il Piccolo Teatro Stabile Eleonora Duse di Genova, per passare poi al Piccolo di Roma diventando in seguito il presidente della Cooperativa del Teatro di Roma. Nel cinema ha molti titoli al suo attivo in particolare ricordiamo il ruolo da protagonista ne Le vigne di Meylan in cui appare accanto alla moglie Adriana Innocenti.
È attivo anche in televisione, costante la sua attività teatrale, spesso a fianco della moglie.

Nuti fu chiamato a Torino da Gian Mesturino che gli propose di venire a dirigere Torino Spettacoli dopo che Giuseppe Erba aveva ottenuto dal Ministero la possibilità di diventare “Teatro Stabile privato di interesse pubblico”: quando Erba morì, Mesturino ereditò il riconoscimento, ma la sovvenzione era a rischio se non avesse trovato una direzione artistica qualificata. Nuti andò al Ministero fece richiesta ed ottenne la direzione torinese.

Piero Nuti
Piero Nuti.

L’intervista a Piero Nuti

Incontro Piero Nuti al Teatro Gioiello, storico salotto culturale di Torino gestito dalla famiglia Mesturino, e ci sediamo nel portico vetrato dove normalmente ci sono degli stand culturali e/o pubblicitari.

Piero Nuti saluta con la cordialità e la gentilezza di un uomo d’altri tempi, mi ritengo onorata di incontrarlo.
Il Maestro dice subito che si sente un uomo fortunato perché è vissuto facendo l’attore, svolgendo il lavoro che a lui piace per tutta la vita.

Finestre sul Po è un celebre spettacolo e film di Macario scritto da Testoni e Molino. Ho sentito Macario che diceva in un’intervista: “Don Cavagna è un pretino ingenuo, innocente, all’antica che mi è particolarmente caro perché ha rappresentato un incontro felice col personaggio e questo per un attore è una cosa rara, perché è come un punto di arrivo”. Allora mi chiedo per il maestro Nuti come è stato l’incontro col personaggio di questo personaggio?
Sono assolutamente d’accordo con quello che dice Macario perché è l’ingenuità che ha questo prete che dà il motore per avviare il tutto nella commedia Finestre sul Po. E’ la sua freschezza il motore di tutto, lui ad esempio diceva: “Io fumo… ma sono in pace con la mia coscienza quindi… in barba a superiori!”.

Lui, in qualche modo non sopporta i superiori, nella sua ingenuità e anche ignoranza se vogliamo, ma ignoranza nel senso buono, vede le regole quando sono imperative e non umane, come costrizioni sciocche. Don Cavagna dice : ”Perché mi devi impedire di fumare quando sono in pace con la mia coscienza?”.

Il protagonista del testo infatti fuma la pipa e pensa che non ci sia male e quindi si sente di dire “In barba ai superiori!”.
Il personaggio di Don Cavagna è semplice, fresco ed è naturale nel senso che lui si fa guidare dalla natura; noi facciamo tante cose e alle volte la natura ci spinge a fare anche delle cose che non stanno nelle regole, soprattutto nelle regole imperative. Io ammiro molto l’autore Testoni. L’ho conosciuto quando ha fatto con mia moglie Adriana, Erodiade e ci siamo confrontati tanto, c’era stato un lungo travaglio per la messa in scena di quel testo.

Siamo stati molto vicini, con alti e bassi ovviamente, durante questa produzione che da alcuni era considerata scandalistica, perché parlava di Erodiade che, al di là delle convenzioni, gridava il suo bisogno d’amore e Testoni diceva sempre: “Noi abbiamo bisogno di amore perché la natura ci ha fatto così. Quello che faccio, lo faccio perché la natura mi spinge, non è l’interesse, non è l’invidia né la cattiveria o il desiderio di possesso, è la natura. Io sono gay, la natura mi ha spinto in questa direzione e allora è giusto così”.

Tornando a Don Cavagna, egli non ha interesse a fare carriera, gli basta essere un prete di provincia, non gli interessa neanche diventare parroco, non è il suo, il potere non gli appartiene.

Nello spettacolo Finestre sul Po il protagonista si trova in mezzo a tanti equivoci suo malgrado, cosa succede a Don Cavagna?
Don Cavagna non è uno che va a cercarsele: lui si inserisce in una famiglia borghese, piena di pregiudizi e si scontra con la realtà fatta dalla gelosia, dalla meschinità e dal desiderio di potere di una famiglia “per bene” e spontaneamente la risolve e porta tutto a buon fine nella maniera più semplice.

Questo personaggio mi piace, mi trovo molto bene perché anch’io sono contro i pregiudizi, sono cose che mi danno un fastidio fisico. Trovo che imporre il senso di colpa sia una delle cose più brutte della nostra società e anche della religione. Io sono cattolico, è fondamentale la tradizione cattolica del nostro paese, però spesso mi chiedo perché punti sui sensi di colpa.

Nella realtà rappresentata dalla spettacolo ci sono le varie facce dell’uomo, fra tutti i peccati capitali quello che trovo peggiore è l’invidia, anche perché nel mio ambiente come attore l’ho vissuta, il buttare fango addosso per invidia è una cosa che trovo terribile, distrugge la persona perchè comunque qualcosa resta nell’immaginario collettivo, oggi poi con le fake news è molto facile mettere in giro delle voci a cui la gente crede.

Amo essere Don Cavagna perché va avanti con la sua somma ingenuità, è una persona felice della sua semplicità, il suo peccato massimo è la gola perché lui mangia molto volentieri… fuma e mangia e lui ritiene che non siano neanche peccati, sempre se non sono delle esagerazioni. Don Cavagna è un personaggio molto simpatico perché non ha sovrastrutture: la religione, nonostante lui sia un uomo di Fede, non gli ha imposto sovrastrutture.

Piero Nuti
Piero Nuti in “Finestre sul Po”.

Quindi possiamo dire che è un personaggio antico, ma non bigotto? Se dovesse fare un ritratto del suo personaggio cosa direbbe?
È un personaggio all’antica, ma è assolutamente bigotto, lui è all’antica nel senso che ama i valori veri dell’uomo nella sua semplicità. Questa è una cosa molto bella, per tutto lo spettacolo lui lo dimostra perché non è assolutamente d’accordo con i borghesi che nello spettacolo frequenta e che sono fatti di facciata, di ipocrisia. Don Cavagna combatte contro questo padrone di casa che vuol far sposare la figlia al fratello di un Senatore per fare carriera politica. Il prete è esattamente il contrario, lui non si sente all’altezza neanche di far carriera. Direi Don Cavagna è la semplicità.

Il regista è Simone Moretto volto conosciuto e amato dal pubblico di Torino Spettacoli. Quali novità, che stile, che taglio registico ha dato?
Questo è un testo scritto da Molino e Testoni ed è una classica pochade (commedia brillante, a carattere tra il farsesco e il licenzioso ndr). Moretto si attiene al testo, costruisce una commedia brillante creando perfetta sincronia tra gli attori.

Ci sono personaggi che entrano, escono, escono, entrano, è un incastro di battute abbastanza difficoltoso da amalgamare, siamo dodici in scena e non è facile. Ha un ritmo serrato, notevole che stiamo cercando di raggiungere con le prove; nella compagnia ci sono gli stessi attori del gruppo di Trappola per topi che io ho fatto per vent’anni.

Il giorno di tanti anni fa in cui hanno proposto Trappola per topi a me e a mia moglie Adriana eravamo appena arrivati a Torino, ci siamo stupiti, noi arrivavamo da Siracusa dove avevamo fatto i classici in cui abbiamo sempre creduto e infatti ancora adesso porto avanti il Festival della cultura classica.

Credo che lei sia proprio appassionato di classici, porta avanti ancora oggi Socrate con Processo per corruzione, per lei è una vera passione?
Sì, io ci tengo moltissimo, il pensiero di Socrate mi ha formato già al Liceo.
Quindi appena arrivato a Torino con la formazione classica del teatro greco ero molto perplesso a iniziare Agatha Christie, ma poi vedi che la gente sta seduta fino alla fine, che si diverte, che è interessata, ti rendi conto che il pubblico risponde molto bene e ti entusiasmi e vai avanti anche per anni.

Qual è il segreto di uno spettacolo che uno può fare per vent’anni? O che comunque viene ripetuto per tanti anni?

Innanzitutto un testo perfetto e poi soprattutto la coesione tra gli interpreti, un po’ quello che avviene al Teatro Gioiello per Forbici Follia, ormai l’avrò visto 20 volte, ma anche pochi giorni fa, mi sono trovato a ridere, a divertirmi come fosse per la prima volta!
(Anch’io l’ho visto 10 volte e mi chiedo come possa essere sempre divertente, ma confermo che è proprio così! Ndr)

La coesione tra gli attori è talmente bella che nasce spontanea, è quello fa la differenza, il successo di uno spettacolo.

Mi permetto di citare Elia Tedesco, un attore della Compagnia Torino Spettacoli che recita sempre con lei. Cosa può dirci di questo artista?
Elia ha talento, in Processo per corruzione l’ho veramente istruito. Sono molto contento del personaggio che siamo riusciti a mettere insieme perché Elia è giovane, simpatico al pubblico, gradevole, recita molto bene, però in Processo per corruzione il suo personaggio è negativo ed è perfetto per dimostrare che la corruzione nasce proprio dentro le persone.

Piero Nuti
Piero Nuti insieme a Elia Tedesco.

Cosa deve aspettarsi il pubblico che viene a vedere Finestre sul Po?
Divertirsi in modo sano, divertirsi in modo naturale
, spontaneo senza nessun pregiudizio, ridere per quello che avviene, per il nostro modo di essere… quando le persone sono vere, spontanee, semplici, fanno ridere; la semplicità a volte crea equivoci, anche dire la verità in modo simpatico può far ridere.
E’ uno spettacolo senza tempo, senza epoca, queste cose avvengono oggi come ieri, come in futuro.

E’ adatto a un pubblico di qualunque età?
Sì assolutamente è adatto anche i ragazzini. Le racconto un aneddoto: c’è stato un periodo a Roma in cui facevo due spettacoli, Shakespeare e Goldoni, una mia collega portava il figlio di 6 anni a teatro il sabato pomeriggio e io le dicevo: “ Ma perché lo porti a vedere Shakespeare che è pesante, portalo vedere Goldoni” ma il bambino rimaneva incantato di fronte a questo spettacolo e non ha mai dato segni di noia, tutti i sabati lo vedeva, e al bambino piaceva più Shakespeare che Goldoni, è molto importante abituare i bambini al teatro, come fa Lei come insegnante (il Maestro Nuti si riferisce a me Ndr).

Nella mia vita ho avuto tanti professori che riempivano la lavagna e basta, invece è bastata una professoressa che mi ha fatto innamorare della letteratura per cambiarmi la vita, perché appassionandomi ai classici, anche grazie all’appoggio della mia famiglia che mi ha sempre fatto respirare arte, musica, musei, sono diventato un attore e ho fatto dell’arte la mia vita.

Anche mia moglie era un’attrice, avevamo due modi totalmente diversi di studiare, di capire un personaggio e discutevamo fino alla morte, però siamo stati insieme 60 anni! Inizialmente non recitavamo insieme per i primi 20 anni ognuno ha fatto carriera a sé poi a un certo momento della nostra vita, abbiamo iniziato a lavorare insieme, ci siamo trasferiti a Torino, abbiamo iniziato Trappola per topi e via di seguito.

In realtà la prima commedia fatta insieme è stata “La casa del nonno” scritta da Angioni e anche lì c’era un prete! Ecco i miei rapporti col prete sono antichi e lo farò ancora 10 anni!

La mia domanda ora riguarda proprio questo. Non riusciamo a ripercorrere tutta la sua carriera prestigiosa e lunga, ma vorrei chiederle: in questo momento della sua vita quali stimoli ancora le dà il teatro, che aspettative ha verso una nuova produzione, quali desideri e sogni nel cassetto?
I sogni nel cassetto sono ancora tantissimi! Vorrei tanto fare il Mercante di Venezia, darei una gamba per fare il Mercante di Venezia, Io l’ho fatto con Mario Scaccia ed era bravissimo, per me è l’uomo di teatro più valido.
Invece il regista più importante per me è stato Franco Enriquez, mi ha insegnato tutto ed era uno che amava l’attore, cercava di spremerlo, di costringerlo a essere bravo, a darsi totalmente. Lui non lesinava elogi se eri bravo, ma se facevi degli errori dava dei pizzicotti, ricordo questi pizzicotti sotto il braccio. Amava il teatro e gli attori, mentre invece molti registi disprezzano gli attori e alcuni attori forse meritano di essere disprezzati perché sono tanto fumo e poco arrosto. Molta gente crede che fare l’attore sia la cosa più facile del mondo, invece no, è un mestiere difficilissimo.

Non devi mai smettere di studiare e mai smettere di vedere l’arte intorno a te: devi andare a sentire musica, a vedere spettacoli.

Questa produzione nuova mi dà una nuova verve, è stato Mesturino che cercava qualcosa di molto comico e molto divertente, visti anche i tempi, a propormelo proprio per dare la gente la possibilità di divertirsi e di staccare.

Beh a questo punto le devo fare un’altra domanda: io trovo che il teatro faccia coincidere la persona col momento che vive. A me non capita mai di avere a teatro pensieri intrusivi mentre nelle altre situazioni comunque vengono in mente preoccupazioni, ansie, idee… invece il teatro fa questo regalo a me e penso anche al pubblico: essere trasportati nella realtà dello spettacolo e vivere quel momento lì, quelle emozioni lì. Cosa ne pensa?
Concordo. Aggiungo che è più facile far piangere che ridere. Non può essere preso alla leggera questo mestiere, devi dare valore a quello che dici, devi pensare a quello che dici! Questi testi sono studiati a memoria, non c’è improvvisazione, la divagazione si può fare solo se fai un monologo.

Se tu lavori con degli altri è come essere un trapezista, io mi butto perché tu mi prendi, ma se io mi butto male, tu non puoi prendermi. Io devo dare quell’intonazione e aiuto te a trovare la tua, bisogna essere fedeli a quello che si è stabilito di fare insieme, ci siamo messi d’accordo, abbiamo trovato la strada strada di verità, cerchiamo insieme di mantenerla.

Solo se tu l’hai studiata tecnicamente sei in grado di trasferirla agli altri in quel modo che hai stabilito durante le prove, se tu vai a ruota libera ogni sera e la fai in modo diverso io come faccio a seguirti? Io non sono dentro la tua testa.

Inizialmente lo studio è personale, io ti sbatto in faccia la mia versione, tu la tua e poi dobbiamo trovare un equilibrio, io mi butto perché tu mi prendi e viceversa e soprattutto è talmente finto che diventa vero, è talmente preparato da diventare vero.
Preparare un testo tecnicamente significa che non devo provare io emozioni, ma devo farle provare al pubblico e devo trovare una tecnica per far provare quelle emozioni… se mi emoziono io e basta chi se ne frega, io devo far provare al pubblico quello che voglio o meglio quello che dice l’autore.
Io suggerisco di chiedersi: Cosa vuol dire quell’autore? Cosa vuol dire in quella battuta?

Questo ad esempio è un grosso problema di quando fai un testo tradotto. Shakespeare ovviamente lo fai in italiano e non sempre il traduttore sceglie la sfumatura, il termine che voleva intendere l’autore. A volte quando vai a interpretarla ti rendi conto che la parola scelta dal traduttore non è giustissima o meglio è giusto nel pensiero del traduttore, ma non nel pensiero vero dell’autore. Spesso il traduttore sa che quella parola inglese in italiano corrisponde a tre o quattro vocaboli e allora, fra quei tre o quattro, puoi capire se lui ha trovato quello che ha fatto piacere a lui o quello che veramente voleva dire l’autore e che tu devi portare in scena. Questo è un altro lavoro che l’attore deve fare perché deve trovare la verità dello scrittore e portarla al pubblico. L’attore è solo un mezzo.

È un mezzo perché le emozioni che ha voluto dire l’autore devono essere capite dal pubblico, gli attori che credono di voler manifestare delle loro emozioni per me sbagliano. L’attore è solo un portavoce di un qualcuno che ha scritto, a meno che non sia anche autore.

Allora le chiedo ancora: quando lo spettacolo è ripetuto ogni sera, uguale magari per un mese di seguito, come fanno a non sopraggiungere noia e abitudine?
Guai guai, non potresti fare questo mestiere se ti annoiassi a ripetere il personaggio, tu devi credere di portare ogni sera qualche cosa al pubblico, ma senza essere diverso. Questo è un trucco dell’attore: portare in scena il personaggio migliorando la tua prestazione ogni sera, trovando la chiave per far arrivare alle persone l’emozione dell’autore dello spettacolo, a volte provi un’intonazione che tu trovi giustissima, ma poi la provi sul pubblico e capisci che arriva solo al 50%.

Piero Nuti
Piero Nuti e Adriana Innocenti.

Allora cerchi di migliorarla per trovare la strada giusta per arrivare alle persone e devi studiare sempre bene quello che vuol dire l’autore che sia Shakespeare o che sia Testoni, non puoi avere la presunzione di sovrapporti all’autore in base a come ti senti quando stai recitando.

E’ molto matematico Io dico sempre, è molto matematico il nostro mestiere, è musica, non devi uscire da quel pentagramma perché stoni.

Questo lo dico come uomo di teatro, io non amo fare il regista, lo faccio ma preferisco che ci sia qualcuno quando interpreto io che mi dica se ho sbagliato e così sara in “Finestre su Po”.
Questo spettacolo dovrebbe portare alle persone la semplicità bella, serena e costruttiva, attraverso questa semplicità noi dobbiamo tornare un po’ indietro, all’origine dei nostri sentimenti, del nostro bel modo di vivere.

Ci siamo messi addosso tanta roba, tanta presunzione, tanta crosta, tante sovrastrutture, togliamoci queste cose di dosso, cerchiamo di essere più semplici possibili è l’unico modo per capirci.

Questo insegna lo spettacolo: solo attraverso la semplicità ci capiamo meglio. A me piace la gente vera quindi ho trovato speciale Don Cavagna! Si chiama Felice Cavagna proprio perché nella sua semplicità lui ha trovato la felicità di prete di montagna dove la vita è difficile.
Poi una cosa che non c’entra, ma che vorrei veramente dire è che io sono sconvolto per quello che sta capitando in Bielorussia , vedere questa gente, questi bambini che soffrono la fame il freddo, è una cosa incredibile.

Quello che è avvenuto in Afghanistan è una strage e anche quello che avviene in Bielorussia. Questo è il frutto del nostro progresso terribile forse anche per questo cerco tanto la semplicità, non so come si possa fare del male così a dei bambini morti di freddo e di fame, per me è veramente una cosa sconvolgente.

In che brutti tempi viviamo, voglio scendere, la sensazione è quella di dire: che brutto mondo, non sai più a chi appoggiarti… so che dopo il male verrà il bene, arriverà, ma chissà a che prezzo e chissà quando.

Proprio per questo e ancora di più c’è bisogno di staccare, di trovare un momento di serenità, c’è proprio bisogno di chiudere il cassetto di questa bruttezza e aprire qualcosa che mi dia un po’ di aria buona.

Abbiamo bisogno di aria pulita e buona e “Finestre sul Po” è aria pulita è aria pura!

Ci salutiamo dopo un’ora di chiacchierata piacevole,istrutiva e divertente, Piero Nuti è davvero un artista incredibile, non vedo l’ora di vederlo in scene in Finestre su Po.

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